giovedì 28 agosto 2014

Area Verde di Fontana Canale - Correva l'anno 1998 e precisamente il 30.3.1998 quando decisero di fare la Cava di Breccia, ooops mi sbaglio sempre l'Area Verde Attrezzata Fontana Canale oops la strada di collegamento tra Poldo e Laoria. Scusatemi ma non ci capisco tanto...

Dopo l'iter burocratico realizzato dalla XII Comunità Montana iniziato tempo prima, nel 1997, si legge nella foto dell'approvazione con delibera n. 52  del 30.3. 98 relativa al progetto per realizzare l'Area Verde di Fontana Canale nel Comune di Monte San Giovanni Campano per una spesa complessiva di Lire 600.000.000. Nella foto sono ben leggibili le date e gli importi.

Area Verde Attrezzata Fontana Canale


Quindi il progetto della XII Comunità Montana nacque per realizzare l'Area Verde Attrezzata "Fontana Canale". Negli anni seguenti si pensò di allargare il progetto per ralizzare il collegamento tra Poldo e Laoria e quindi rendere più corta la strada per arrivare all'epoca costruenda Piscina Comunale anche se i più maliziosi asseriscono che era il modo per tagliare fuori il Capoluogo di Monte San Giovanni Campano dal transito e quindi destinarlo a morte sicura.

Ma che fine ha fatto l'Area Verde per cui erano stati stanziati i soldi? La fine dei TRACCHI! nello specifico la strada in "lavorazione"  ha sottratto buona parte del terreno destinato a spazio verde sconvolgendo il progetto originario.
Sono passati ben 16 anni e 5 mesi dal 30 . 3 . 1998 e l'opera di collegamento che in pratica rappresenta circa 1500 metri di tracciato stradale NON è stata completata. Il ritmo incalzante dei lavori prosegue imperterrito con ben 25 CENTIMETRI al giorno e non vede una fine imminente tra varianti, finanziamenti e perdite di tempo infinite.


La cava di Breccia tra Poldo e Laoria, oops la strada tra Poldo e Laoria tra le due stelle.

In tutto questo L'Area Verde Attrezzata Fontana Canale? Saranno i discendenti dei Monticiani a capire perchè non si è fatta , perchè si è stravolto il tutto e forse riusciranno a capire anche perchè il sole sorge e tramonta.
Ai Cittadini di questa epoca non è dato sapere per quale motivo si dice una cosa e poi se ne fa un altra ma forse è come dicevano i Tedeschi: Gli Italiani dicono una cosa e ne fanno un'altra, mangiano spaghetti e suonano il mandolino.

Tra quattro anni ci sarà il VENTENNIO per quest'opera che già ora, nella sua lavorazione, è durata più del traforo del Frejus ed è paragonabile solo alla A3 ma di sicuro supererà in proporzione qualsiasi traguardo di longevità.
La curiosità è obbligatoria a questo punto: Quanti camion di breccia sono stati scavati durante questi 16 anni? Si attende risposta che non arriverà MAI.





martedì 26 agosto 2014

La strana storia scritta dagli Azevedo, dai Coroniglia e da gente di Marsiglia.

Che alla Provincia di Frosinone si inventassero stratagemmi per sopravvivere dopo la pseudo abolizione delle Province si può anche capire ma che riescano a cambiare il corso della storia appena uscita dal Medio Evo è un caso unico al mondo. Sul sito della Provincia il solerte impiegato tifoso della oramai estinta famiglia che governò il Regno di Napoli ha scritto quello che gli pare su Monte San Giovanni Campano e sul suo vissuto nel passaggio tra due momenti storici e precisamente tra il Medio Evo e la Storia Moderna.

http://www.provincia.fr.it/comune.aspx?ref=10

venerdì 22 agosto 2014

Ottimizzare le risorse per creare ore di lavoro oltre l'inimmaginabile

Nella quasi totalità degli enti Comune la politica retriva e' rimasta alle entrate e alle uscite pagando premi di produzione ai responsabili dei servizi senza nessun obiettivo reale che apporti inversione della spesa e la direzione in uscita del denaro con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti come l'aumento costante del costo dei servizi e l'aumento corrispondente dei tributi.


Intanto negli uffici tecnici preparano l'acqua pesante...









Attualmente la raccolta dei rifiuti solidi urbani viene pagata con la Tari. Giostrando su quanto prevede la legge i Comuni potrebbero dare incentivi agli utenti e abbassare quindi il costo delle bollette. Come potrebbe funzionare? In pratica se il Comune adottasse il compostaggio domestico incentivandolo con una riduzione delle bollette del 10% circa otterrebbe un risparmio del 20% del costo totale dei rifiuti. Questo risparmio tradotto in denaro nel caso di Monte San Giovanni Campano corrisponderebbe a circa 280.000 euro trasformabili in voucher di lavoro per aumentare la qualita' del servizio tramite prestazioni lavorative. Da parte sua il comune magicamente vedrebbe innalzata la raccolta differenziata del 25% senza se e senza ma. I 280.000 euro che non verranno piu' buttati in discarica si trasformerebbero quindi in 28000 voucher di lavoro dal valore nominale di 10 € di cui 2.50 € riassorbiti direttamente dallo Stato. Alla fine con il mio metodo che non è copiato da nessuna parte ci guadagnano tutti: Stato, Cittadini, lavoratori e servizio fornito. Come fanno ora si buttano soldi in discarica, il servizio e' scadente e si butta denaro nell'immondizia sottraendolo al territorio. Ci sono gia' diversi Comuni interessati al mio costrutto e sara' l'Associazione Fare Verde a inoltrare il tutto al Ministero dell'Ambiente come proposta attuativa.

giovedì 21 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano trovate per terra 21000 ore lavorative ma chi le ha perse non se ne è accorto

Come si creano 21000 ore lavorative? Dove e' stata trovata la copertura economica? Queste sono le domande che deve porsi il politichino di turno altro che chiedere il progetto bello e fatto. Quando privati Cittadini si presentano presso le attivita' produttive e portano occupazione nulla deve rimanere in sospeso. Al posto suo mi sarei inginocchiato e avrei reso grazie al Padreterno per la grazia ricevuta. Avrei sospeso qualsiasi attività e mi sarei dedicato h 24 al costrutto presentato. Invece questo e' il paese dei milionari e nel paese dei milionari dove vivono gli Agnelli, i Pirelli e i Molteni le 21000 ore lavorative raschiate dal fondo di barile sfondato non fanno ne caldo e ne freddo a chi dovrebbe essere il primo interessato. Sono sicuro però che la prossima gita organizzata dal politica tour avrà il pienone tanto per rendere grazie a chi se ne frega della gente e del loro futuro.

sabato 16 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano - L'Area di verde attrezzata Colle Cipullo è stata LIBERATA!

Passano gli anni inesorabilmente e finalmente è iniziato un nuovo corso: L'uomo inizia a capacitarsi che deve apprezzare quello che è nelle proprie disponibilità.
Alcune volte lo fa' in modo spontaneo ed altre volte è costretto a farlo dalle leggi o da altri uomini in confronto democratico.
Il 19 Agosto del 2011 fu inaugurata l'Area di verde attrezzata Colle Cipullo con una manifestazione pomposa che faceva ben sperare per il suo futuro; subito dopo però essa cadde nel dimenticatoio degli uomini e iniziarono i furti agli arredamenti.
Difronte all'opera di ignoti PREDONI della montagna iniziò la tutela da parte dei cittadini comuni fatta di segnalazioni agli Ufficiali di Polizia Giudiziaria e iniziò anche una vera e propria campagna mediatica in favore del bene pubblico oggetto di predazione e vandalismo come anche quella di affettuosa frequentazione con la pulizia degli spazi. Nel 2012 ci fu poi un terribile incendio che colpì la Pineta della Bagnara su cui insiste l'Area Verde che richiese l'intervento dei Canadair e di un elicottero della Protezione Civile come richiese l'intervento a terra dei volontari della locale associazione di Protezione Civile, di mezi dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale dello Stato.
Intanto in quegli anni bui venivano proposti anche piani di taglio silvano risultati in contestazione strampalati e quindi bocciati dalle Autorità di Controllo.
Correva l'anno 2013 e la Pineta iniziò a ricevere la giusta attenzione dei Cittadini che  vigilarono in prevenzione per scongiurare il pericolo incendio; l'iniziativa riscosse clamore mediatico e soprattutto successo sul campo in quanto non ci fu nessun incendio dopo anni di fuoco sistematico. Si arriva finalmente alla fine del 2013 con l'affidamento dell'Area di Verde Attrezzato ad una asociazione Ambientalista ma nel 2014 inizia anche l'apoteosi e il sospetto che Colle Cipullo fosse considerato un semplice appezzamento di terreno recintato in quanto la Provincia di Frosinone  fece apporre i cartelli di area riservata alla caccia al cinghiale proprio all'interno dell'Area Verde di Colle Cipullo rivendicando quindi la sovranità su uno spazio riservato alle attività di tempo libero, di svago e ludiche per i bambini.





In seguito ad un tortuoso iter  che è consistito nell'aver portato all'attenzione della stampa quando stava accadendo, nell'aver presentato i reclami al Corpo Forestale dello Stato, all'Ufficio Caccia e Pesca della Provincia di Frosinone, e infine dopo una accesa discussione in Consiglio Comunale operato da tutte le minoranze si è arrivati alla pubblicazione sul sito  "Provincia di Frosinone" della cartina relativa alle aree di caccia al cinghiale con l'ESCLUSIONE di Colle Cipullo e di tutta l'area a SUD di essa.



L'AREA DI VERDE ATTREZZATA COLLE CIPULLO E' STATA LIBERATA E NON SARA' MAI PIU' TERRENO DI CACCIA come è previsto dalla Normativa vigente sul territorio della Repubblica. Il buonsenso ha prevalso sulle utilità politiche.
Il ringraziamento è particolare per i Cronisti che hanno seguito la vicenda e non l'hanno mai abbandonata portando a conoscenza dell'opinione pubblica gli accadimenti.



giovedì 14 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano il paese dei proscritti e dei TRADITORI?

Come in epoca passata che è VERGOGNOSA da ricordare di fatto esiste una modalità  da me definita il Comitato di Cultura Popolare che scrive in nome e per conto di tutti i Cittadini di Monte San Giovanni Campano ma che questa volta però ha ricevuto la risposta dall'altra parte della politica.



Su carta intestata del nostro Comune è stata   fatta pressione ad un giornale con il chiaro intento di retarguire la pubblicista rea di aver pubblicato articoli che sono ritenuti poco precisi.
Il tentativo di mettere il bavaglio alla stampa non è riuscito e la giovane cronista pur rimanendo in posizione estremamente professionale ha trovato il modo di rendere pubblico lo status quo.
Tanto è vero che con una nota ha avvisato tutti i Consiglieri di opposizione e non della questione che tra le altre cose includeva fatti di un consigliere apostrofato come TRADITORE. Insomma un pò come rivivere la storia di Galeazzo Ciano in epoca recente.
Qualcuno di buon cuore mi ha addirittura imbucato nella posta la lettera infingarda con un bigliettino riportante la scritta: Eia eia Alalà che conservo gelosamente come primordiale segno di trasformazione delle coscienze. Comunque in tutto questo non mi sono meravigliato affatto dell'accaduto perchè pur NON essendo iscritto a nessun PARTITO ho ricevuto lo stesso medesimo trattamento con sms, messaggi su Fb inoltrati a quasi tutti gli amici e conoscenti con il chiaro intento del discredito. Insomma quello di insinuare o diffamare è un modo di fare oramai generalizzato nella pochezza mentale di alcuni "a caso"che per schieramento politico, per servilismo o per l'assoluta dipendenza scrivono in privato a terzi pur di creare il sicuro alone di discredito.
Insomma una sorta di Codardia che li rende degni eredi di quei Monticiani che fuggirono in via dei Codardi difronte all'armata di Carlo VIII.


martedì 12 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano - Sono arrivate le bollette della TARSU?!?! Se Atene piange Sparta non ride.

In questo mese di Agosto c'è il botta e risposta tra il Sindaco di Monte San Giovanni Campano e l'ex Consigliere di maggioranza passato alla minoranza nel Consiglio Comunale.
Uno spettacolo indecoroso fatto di rimbrotti e accuse da parte del Sindaco che accusa il Consigliere dissidente di non conoscere aliquote relative alla TARES, TARI e TASI.





E' il caso di sottolineare che se nell'immaginario del Sindaco "la città di Atene piange" di certo  non si è reso conto che "Sparta non ride".
Nello specifico da una parte il Sindaco rinfaccia al Consigliere di non conoscere i tributi vigenti mentre i suoi uffici inviano bollette di un tributo estinto dalla notte dei tempi. Hanno inviato e spero per "mero errore" (nei molteplici errori dicono sempre così) migliaia di bollette intestate alla TARSU mentre la tassa che si sta pagando per i rifiuti si chiama TARI e non può essere che sia gli uffici preposti e sia il Sindaco di Monte San Giovanni Campano non sappiano che prima della TARI c'è stata la TARES, che prima della TARES ci sia stata la TIA e ancor prima ci sia stata la TARSU.






Quindi caro Sindaco prima di rinfacciare o aggredire le persone bisogna essere sicuri di esercitare il proprio mandato in una botte di ferro in quanto mai come in questo caso se ATENE PIANGE SPARTA NON RIDE.
Come Cittadino di questo paese ho da chiederle: Per cortesia metta fine a questo spettacolo indecoroso.

La discesa barbarica.

L'Ambiente è stato sottovalutato , dilaniato, fatto strumento di emergenza e  chi ha concorso al suo sconvolgimento con manovre sibilline vorrebbe farsene  anche tutore indiscusso.
Il territorio di Monte San Giovanni Campano ha subito danni gravissimi per incuria, imperizia e   negligenza. Ognuno che ha concorso  e che concorre al suo degrado dovrebbe avere scritto il nome su una lapide a perenne memoria.
Le discariche seppellite ufficialmente a Montecastellone e alla Bagnara che sono Siti di Interesse Regionale ci hanno fatto spendere soldi prima , mentre e dopo apportando sconvolgimento economico persino con  un pignoramento presso terzi e in tutto questo la storiella  in corso è per una sola di esse.
La miriade di frane presenti hanno costretto l'Ente Comune a chiedere lo Stato di Calamità perchè la spesa di 3.000.000 di euro per sistemarle risulta insopportabile per le casse.
La velocizzazione delle acque al Torente Amaseno ha portato via lavori eseguiti arrecando danno su danno.
L'Eternit presente in quantità copiosa all'Anitrella minaccia la salute di tutti perchè è noto che le fibre libere di amianto volano e possono arrivare a percorrere persino 20 Km.
La depurazione per diretta ammissione di chi gestisce gli impianti è insufficiente e inadeguata ma nulla è stato fatto per realizzare opere necessarie anzi è stato "smarrito" il depuratore intercomunale che avrebbe evitato lo sversamento dei liquami nel fiume Liri.
I nostri boschi in collina e in montagna sono stati interessati dagli incendi in modo sistematico e quando quasi miracolosamente è stata messa la parola fine a questi eventi funesti il Comune ha iniziato a proporre tagli in modo inappropriato con  delibere e progetti sistematicamente BOCCIATI per la diretta avversione di UN UNICO CITTADINO.





Non è stato mai redatto il Piano di Emergenza Comunale seppur reso obbligatorio dalla Legge e di fatto qualsiasi cosa potrà accadere per colpa dell'uomo o in seguito ad eventi Naturali non avrà nessuna risposta pianificata dalle Istituzioni. Intanto vengono disattesi i continui avvertimenti come i crolli, l'erosione del suolo e gli eventi sismici che in passato remoto e in quello prossimo hanno interessato il paese.
Non c'è buona volontà neppure nella regimentazione delle acque piovane per le nuove abitazioni in quanto il regolamento edilizio di un territorio accorto avrebbe dovuto prevedere la costruzione di cisterne per lo stoccaggio delle acque in modo di razionalizzarne l'uso e diminuirne la velocità.
La condizione delle acque sorgive è a dir poco frutto di pregiudizio in quanto le acque vengono considerate non potabili senza aver effettuato nessun controllo biochimico.
La quantificazione dei danni più grossi arrecati al nostro Ambiente corrispondono ad oltre  6.000.000 di euro ma questa spesa che prima o poi dovrà essere affrontata per forza o buona voglia non riporterà alla normalità lo stato dell'Ambiente in quanto altre emergenze si presenteranno con il passare del tempo come ad esempio la regimentazione delle acque piovane.
Quando si legge e viene riferita l'avversione delle locali associazioni ambientaliste (con la a minuscola) nei confronti di chi si batte per il rispetto del territorio e della Natura viene voglia di dirgli una frase che ben si addice alla bisogna: "Chi non capisce un caxxo spesso è vicino alla felicità."


lunedì 11 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano - Acqua potabile o Acqua pesante?

Con una spesa così elevata per la distribuzione idrica l'unica spiegazione che mi viene è che stiano producendo il Monossido di Dideuterio in un programma Nucleare di tutto rispetto utilizzato per i reattori PHWR con il processo CANDU usati nel progetto CIRENE che prevede l'utilizzo di Uranio naturale o barre di combustibile nucleare esausto.
Orbene in Italia il programma nucleare non fu mai avviato alla produzione nonostante la realizzazione della centrale di Borgo Sabotino, che richiedeva una grande quantità di Acqua Pesante da usare applicando la pressurizzazione e il suo punto di ebollizione,  per fortuna che ci fu il referendum.


Scherzi a parte non è giustificabile che la fornitura idrica abbia costi più elevati ad esempio del Gas Metano che arriva nelle abitazioni. 
Il costo del Gas metano al metro cubo proveniente nientemeno dalla Russia è meno costoso di un metro cubo di acqua proveniente da zero kilometri come nel  caso di Monte San Giovanni Campano. Gli'unici costi sopportati sono relativi agli investimenti per la captazione dell'acqua e al sistema di pompe più il costo del personale (forse è proprio quì il problema) in quanto il liquido è fornito GRATIS da madre Natura. 
Non c'è spiegazione logica tra la differenza del costo in comparazione tra gas metano e acqua potabile e in proporzione il costo dell'acqua dovrebbe essere notevolmente più basso se non addirittura tendere a pochi centesimi di euro al metro cubo e invece avviene l'esatto contrario: il gas Metano costa meno.
In più c'è da dire che la tecnologia usata per un gasdotto è più costosa di quella usata per un acquedotto in quanto il primo non può avere perdite che risulterebbero catastrofiche.
Di fatto se ACEA e Comuni non stanno producendo Monossido di Dideuterio (acqua pesante) per il mondo intero non hanno nessuna giustificazione per i costi di esercizio attuali ma anche in questo caso i conti non tornerebbero perchè 1 litro di acqua pesante varrebbe  almeno 700 dollari.

sabato 9 agosto 2014

A Monte San Giovanni Campano l'acqua è più cara che a Monte Carlo e la raccolta dei rifiuti? INVECE PURE!

Quando si dice che a puntare in alto non si sbaglia è proprio vero! Il paradiso dei miliardari è stato battuto e addirittura annchilito per i costi relativi alla raccolta dei rifiuti solidi urbani e per i costi del servizio di fornitura idrica.






A nulla ha potuto il  reddito pro capite dei Cittadini del Principato di Monaco che ammonta a circa €63400 ( sessantatremilaquattrocento) contro lo strapotere MONTICIANO.
Seppur con un valore reale delle civili abitazioni che oscilla dai 9000 ai 50.000 euro al metro quadrato i Monegaschi sono sotto di noi in classifica per il costo dei servizi indispensabili. La Raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani attesta Monte San Giovanni Campano ad un discreto + 40%  ponendoci immediatamente dopo al Qatar e al Liechtenstein che è prima in assoluto. 
Per quanto riguarda invece il servizio di fornitura idrica siamo secondi in assoluto e il Principato di Monaco è relegato in una posizione bassissima in quanto li abbiamo annichiliti con una superiorità relativa alle tariffe vicinissima al  + 110% e siamo secondi assoluti dopo il Qatar superando anche Dubaj. Non siamo Campioni del Mondo ma di Europa è sicuro con buone speranze di diventare CAMPIONI DEL MONDO entro il 2015 se gli aumenti continueranno con questo ritmo.
Il ringraziamento è particolare e va tutto alle scelte oculate dei nostri amministratori che finalmente ci hanno messo nella condizione di superiorità psicologica nei confronti dei miliardari di ogni luogo. Mi rimane un dubbio: Ma come si farà a pagare tariffe più alte di Monte Carlo o di Dubaj se il reddito medio pro capite dei Monticiani è vicino a 12000 euro? Al momento non c'è risposta ma con qualche debituccio manterremo alta la fronte!



venerdì 8 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano - La politica festeggia gli aumenti , le tasse e i tributi

L'etica , èthos, "carattere", "comportamento", "costume", "consuetudine" è un ramo della filosofia che studia i fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, ovvero distinguerli in buoni, giusti, moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. L'etica può essere descrittiva se descrive il comportamento umano, mentre è normativa (o prescrittiva) se fornisce indicazioni. Può essere anche soggettiva, quando si occupa del soggetto che agisce, indipendentemente da azioni od intenzioni, ed oggettiva, quando l'azione è relazionata ai valori comuni ed alle istituzioni. (CIT). La mia ETICA è lontana anni luce dall'etica oggettiva istituzionale che è in uso a Monte San Giovanni Campano.








 Non c'è nulla da festeggiare insieme a chi ha deciso la "morte civica" di questo posto. Le decisioni prese dalla politica locale insieme all'azienda della fornitura idrica sono CONTRO i CITTADINI e finiranno di distruggere le attività produttive di questo luogo. Porteranno gravi turbative economiche alle famiglie e ancor di più aggraveranno lo stato di povertà delle famiglie indigenti perchè gli aumenti delle bollette si aggiungeranno agli altri aumenti già in corso. Quindi "zompare" di contentezza e di felicità insieme con chi ci affossa lo trovo disdicevole. Far sponsorizzare le serate da chi ci vuole dispersi non lo trovo neppure concepibile. Non posso arrogarmi il diritto di chiedere scusa alle famiglie che sono in difficoltà economica ma con piacere ieri sera in piazza ho visto che non c'erano e questo è quel segno di cambiamento che ho atteso per anni perchè vuol dire che la dignità NON è persa. I giovani di questo posto? Troppo anziani per comprendere.



mercoledì 6 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano - Il verde pubblico? La gente lo chiama la via delle "baracche".


Il verde pubblico negli ultimi tre anni è stato utilizzato per scopi diversi e persino inimmaginabili. E' fuori da qualsiasi logica destinare a CANTIERE EDILE il giardinetto pubblico di Viale S. Tommaso d'Aquino nel Capoluogo come è fuori ogni logica far usare dai pastori come pascolo il giardinetto di Porrino e come non ha nessuna logica far crescere il fieno nell'area di verde attrezzata Colle Cipullo.
Monte San Giovanni Campano - Capoluogo - Il giardinetto pubblico sito in Viale S. Tommaso d'Aquino invece di stare nelle disponibilità dei bambini ed essere arredato per questa NECESSITA' è usato COMODAMENTE come cantiere edile con tanto di container meglio definiti dalla gente come le "BARACCHE". Qualsiasi essere umano dotato del dono della parola prima di dare un'autorizzazione del genere si sarebbe fatto un esame di coscienza nel togliere spazio ai piccolini. Visto però che da mesi l'erba nel giardinetto era già alta risulta evidente che i bambini del Capoluogo il giardinetto non lo hanno potuto usare prima e non lo potranno usare ora vista la presenza degli operai e delle "baracche" che vi hanno sistemato. 


Cantiere edile sistemato dentro al giardinetto pubblico del Capoluogo dedicato a Carlo VIII

Giardinetto Pubblico di Porrino: Serve a tutti tranne che ai bambini perchè è usato come pascolo per le pecore e per le capre che lasciano zecche, pulci e parassiti intestinali come viene usato per il raduno dei motocicli. Niente da ridire se le mamme non ci portano i bambini visto che il giardinetto è attaccato al depuratore dei liquami, non ci sono bagni e sovente c'è erba alta come nella Savana.



Colle Cipullo - Area di verde Attrezzata - Non c'è nulla da dire tranne che sono stati soldi buttati all'immondizia e spesi per dare agio ai ladri che oramai hanno quasi completato l'opera. Tanto per rimanere nel tema  c'è erba altissima a Colle Cipullo...come nella Campania Felix, come nella Conca d'Oro, come nella Sila e in alcuni posti dell'Aspromonte...
Le associazioni Ambientaliste? Stampelle per i politici locali in cerca del contentino della serie:  quando parlano i grandi i gregari debbono stare ZITTI.



lunedì 4 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano - Il Comune che sbaglia tutte le bollette della TARI -

Talmente la corsa per appropriarsi dei contributi che il Comune non si è reso conto di aver inviato bollette relative ad un contributo oramai estinto. E' il 2014 ma forse non se ne sono resi conto tanto è vero che gli Uffici della Tesoreria hanno inviato le bollette relative alla TARSU che era in vigore qualche anno fa.



Le bollette che sono state pagate entro il 31/7/2014 che dovevano essere della TARI sono invece della TARSU



Senza meraviglia nel paese delle meraviglie se la TARSU è stata sostituita dalla TIA, se  la Tia  è stata sostituita dalla TARES che a sua volta  è stata sostituita dalla TARI.
E' evidente che questi passaggi gli debbono essere sfuggiti oppure c'è stata tanta ma tanta approssimazione nell'emettere le bollette che tra l'altro sono in contrasto con la letterina di accompagnamento emessa sempre dal Comune.
Al contribuente e in particolare al sottoscritto nascono dei dubbi: Non è che ci stanno provando? Scrivono una cosa e ne fanno pagare un'altra magari per tappare qualche problemino economico di troppo? Non resta che andare alla tesoreria e farsi fare un certificato di pagamento per la TARI esibendo la ricevuta TARSU perchè poi il tempo passa ...le osservazioni cascano nel dimenticatoio e un giorno ci potrà essere qualche solerte impiegato che chiederà le tasse arretrate magari ad ignari eredi in caso di dipartita del titolare contribuente.
Il consiglio che mi sento di dare è quello di recarsi alla TESORERIA COMUNALE e chiedere che venga rilasciata la giusta certificazione di avvenuto pagamento anche perchè carta canta e villano dorme.

Il servizio di emergenza ambientale 1515


IN CASO DI INCENDIO BOSCHIVO CHIAMA IL 1515



E' un servizio collegato alla Centrale Operativa Nazionale, con sede presso l'Ispettorato Generale di Roma del Corpo forestale dello Stato, e a 15 sale operative regionali, una in ogni regione a statuto ordinario. Il campo di azione del servizio è molto vasto ed è in grado di ricevere un ampio ventaglio di segnalazioni come incendi boschivi, taglio illegale di piante, abusivismo edilizio in aree protette, bracconaggio, pesca illegale, fauna ferita, sversamenti di sostanze tossiche, illecito smaltimento dei rifiuti, pubblico soccorso e protezione civile (persone disperse, segnalazione di frane, valanghe e alluvioni).



 Il 1515 è dunque, oggi, lo strumento più immediato per dare avvio alle attività di pronto intervento, di salvaguardia dell'ambiente e di investigazione svolte dal Corpo forestale dello Stato.


Il 1515 è il numero gratuito di pronto intervento per qualsiasi tipo di emergenza ambientale,
 attivo 24 ore su 24, grazie al quale gli uomini del Corpo forestale dello Stato rispondono alle
 diverse richieste di tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, di tutela del patrimonio 
agroambientale, di difesa contro gli incendi boschivi, di protezione civile e di pubblico soccorso,
 segnalate direttamente dai cittadini. 







Fonte:http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/204





domenica 3 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano - La stagione sabbatica dell'area di verde atrezzata COLLE CIPULLO -

Il 16 di Gennaio 2014 mentre la chiesa festeggiava S. Marcello I (bisogna scriverlo perchè sono religiosi assai) nella casa Comunale veniva deciso di affidare l'Area di verde attrezzata Colle Cipullo al circolo Lamasena di Legambiente nella persona del suo Magnifico presidente con il sostanziale consenso del parentado e dei politici locali. Da allora non si è capito più nulla perchè è stata messa in atto la STAGIONE SABBATICA  in modalità simile a quanto facevano gli antichi Ebrei che ogni tanto si concedevano una pausa lavorativa, condonavano i debiti , liberavano gli schiavi e lasciavano"riposare"  la terra. 
Infatti da dopo Pasquetta l'Area di Verde Attrezzata visto l'affido al circoletto degli amici e parenti i politici locali hanno tollerato che, il verde pubblico realizzato con i soldi di tutti, diventasse inaccessibile.





Il capolavoro dei capolavori fatto di chiacchiere scritte realizza una sorta di convenzione , voluta per interessamento nientemeno dell'Assessore al Bilancio (l'assessore all'Ambiente stava impicciato?), che avrebbe dovuto precisare i punti cardine dell'affido. Il contenuto della convenzione , a detta del Sindaco sul giornale, sancisce l'impegno manutentivo a titolo gratuito dell'intera area di Colle Cipullo da parte del Circolo Lamasena di Legambiente. Un costrutto fatto di carta straccia e chiacchiere scritte in quanto nessuna opera manutentiva è stata posta in essere e solo dopo 90 giorni di lamentele in ogni dove ivi compreso il Corpo Forestale dello Stato è iniziato in forma rateizzata il taglio (parziale) del fieno oramai alto e rigoglioso.



Questo è quanto è stato tagliato al 3 Agosto 2014 - L'anno prossimo Dio provvede?

Di fatto è incontrovertibile che all'area di verde attrezzata sia stata "appioppata" una stagione sabbatica rendendola inaccessibile al pubblico sia per l'erba alta che per la totale mancanza di acqua e servizi di ogni genere. 
Se prima era un bel recinto con una bella staccionata fatta per non far entrare gli alieni ora è diventato un recinto mancante di pezzi che racchiude uno spazio  sottoposto a saccheggio sistematico.
Manco a dirlo è il 3 di Agosto (stagione fruibile praticamente terminata) e solo la ventesima parte dell'area verde è stata falciata dal fieno ; questo modo di fare appalesa l'arroganza politica di chi gestisce i beni appartenenti a tutti i Cittadini come fa capire che l'area verde è stata concessa in affidamento esclusivamente per occupare degli spazi sul territorio e non per renderla fruibile. Un POLITICO serio avrebbe immediatamente annullato la convenzione con il Circolo Lamasena per manifesta incapacità gestionale e per concorso esterno nella distruzione di quell'opera pubblica.

venerdì 1 agosto 2014

Monte San Giovanni Campano - Quando c'è il pignoramento che succede?


Pignoramento di denaro nei confronti degli enti pubblici. Espropriazione presso il terzo-tesoriere

 
Procedura.La formula «espropriazione presso terzi» sta ad indicare l’espropriazione del danaro (o altri beni mobili) del debitore che si trovano presso terzi.
Per quanto ci riguarda, l’azionabilità di questo istituto è subordinata ad un rapporto che lega il debitore (Ente pubblico) ed il terzo (tesoriere) in ordine al bene. Se infatti il terzo detiene il denaro o altri beni senza titolo è evidente che il pignoramento avverrebbe nella forma del pignoramento diretto.
Ebbene questo titolo, oltre che in altri rapporti giuridici, lo si ravvisa nel deposito. In siffatta situazione il bene costituisce l’oggetto di un rapporto intercorrente tra debitore e terzo, rapporto che può, anzi deve essere opposto alla pretesa del pignoramento diretto.
Ne consegue che mentre nel pignoramento diretto si tratta di trasferire una cosa oggetto, cioè una situazione giuridica finale (proprietà), nell’espropriazione presso terzi si tratta di trasferire una situazione giuridica strumentale, ossia di sostituire un soggetto ad un altro nella titolarità di quella situazione (rapporto).
Perché l’esecuzione forzata (pignoramento) possa aver luogo è indispensabile che il creditore procedente sia munito di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile.
Per quanto interessa nel procedimento in esame esperito nei confronti della P.A., sono titoli esecutivi:
a) le sentenze e i provvedimenti giurisdizionali ai quali la legge attribuisce espressamente tale efficacia;
b) gli atti ricevuti da notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli, relativamente alle obbligazioni di somma di denaro in esso contenute.
Le sentenze, gli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o altro pubblico ufficiale, per valere come titoli per l’esecuzione forzata, debbono essere muniti della formula esecutiva (art. 475 c.p.c.).
L’esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo in forma esecutiva e del precetto. Quest’ultimo consiste nell’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di 10 giorni, salvo diversa disposizione dell’autorità giudiziaria, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata. Esso va notificato alla parte inadempiente.
Il precetto può essere redatto anche di seguito al titolo esecutivo ed essere notificato al debitore insieme con questo.
Se neppure dopo la notifica del precetto il creditore ottiene il pagamento di quanto ad esso dovuto, inizia l’espropriazione presso terzi (nel caso in riferimento: il pignoramento presso il tesoriere dell’Ente inadempiente).
Quanto alla forma, il pignoramento presso terzi si effettua mediante atto notificato al terzo e al debitore nelle forme della citazione (artt. 137 e 543 c.p.c., come modificati dalla legislazione più recente ed in particolare dalla legge 24 febbraio 2006, n. 52).
Tale procedura, fino al 2 giugno 1999 di competenza del Pretore, è ora assegnata alla competenza del giudice dell’esecuzione del Tribunale, alternativamente:
a) del luogo ove la persona giuridica-tesoriere ha la sede legale;
b) del luogo in cui la persona giuridica-tesoriere ha un suo stabilimento dotato di rappresentante munito di capacità processuale, relativamente al credito oggetto di pignoramento: nel caso specifico, il Tribunale nella cui circoscrizione territoriale ha sede la filiale della società presso la quale si svolge il servizio di tesoreria e si trovano, quindi, materialmente depositate le somme da escutere.
Forma del pignoramento.
Il pignoramento presso terzi si effettua mediante atto notificato al terzo (tesoriere) ed al debitore (Ente) nelle forme della citazione.
L’atto deve contenere, oltre all’ingiunzione al debitore (Ente) di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito, esattamente indicato, i beni (denaro) che si assoggettano all’espropriazione (art. 543 c.p.c. come modificato dall’art. 11 della legge n. 52/2006):
1) l’indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto;
2) l’indicazione, almeno generica, delle cose o delle somme dovute e l’intimazione al terzo di non disporne senza ordine del giudice;
3) la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il Tribunale competente;
4) la citazione del terzo e del debitore a comparire davanti al giudice del luogo di residenza del terzo, affinché questi faccia la dichiarazione di cui all’art. 547 e il debitore sia presente alla dichiarazione e agli atti ulteriori, con invito al terzo a comparire quando il pignoramento riguarda i crediti di cui all’art. 545, commi terzo e quarto; e negli altri casi a comunicare la dichiarazione di cui all’art. 547 al creditore procedente entro 10 giorni a mezzo raccomandata (il termine di 10 giorni deve ritenersi ordinatorio e non perentorio).
L’ufficiale giudiziario, che ha proceduto alla notificazione dell’atto, è tenuto a depositare immediatamente l’originale nella cancelleria del Tribunale per la formazione del fascicolo previsto nell’art. 488. In tale fascicolo debbono essere inseriti il titolo esecutivo e il precetto che il creditore pignorante deve depositare in cancelleria al momento della costituzione in giudizio.
I commi terzo e quarto dell’art. 545 c.p.c. prevedono che «Le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate per crediti alimentari nella misura autorizzata dal presidente del Tribunale o da un giudice da lui delegato.
«Tali somme possono essere pignorate nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito».
Tenuto conto che il denaro dell’Ente pubblico è in deposito presso il tesoriere, gli effetti della procedura si estrinsecano in una esecuzione forzata e quindi in una espropriazione nei confronti del tesoriere, terzo pignorato, per il rapporto che lega il terzo (tesoriere) al debitore (Ente).
Dal giorno in cui è notificato al terzo-tesoriere l’atto previsto nell’articolo in esame, il terzo è soggetto, relativamente alle somme da lui dovute e nei limiti dell’importo del credito precettato aumentato della metà (ved. art. 2, comma 3, D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, che ha così modificato l’art. 546 c.p.c.), agli obblighi che la legge impone al custode. Il che sta a significare che l’ufficiale giudiziario, nel notificare l’atto al terzo, fissa l’importo necessario per soddisfare il creditore procedente e nomina contestualmente il custode del denaro pignorato. L’atto va notificato altresì all’Amministrazione inadempiente, con esplicita avvertenza di non compiere atti che possano ledere il creditore.
Nel procedimento di espropriazione presso terzi sono diversi gli obblighi che la legge impone al custode relativamente alle «cose» ed alle «somme» da lui dovute: infatti, mentre rispetto alle cose, qualora ne rifiuti la consegna o le sottragga, risponde penalmente (art. 328 e 334 c.p.); rispetto al denaro, che non è un bene individuato, l’eventuale pagamento ad altri creditori da parte del debitore esecutato (nel nostro caso del tesoriere-custode) non ha alcuna rilevanza per il creditore, essendo esso custode tenuto ugualmente al pagamento per effetto del provvedimento di assegnazione (l’Istituto gerente la tesoreria risponde così del tandundem).
Nel pignoramento di denaro non è pertanto configurabile una vera e propria custodia; è obbligatorio e indispensabile che la somma precettata venga resa indisponibile, venga cioè vincolata per i fini di «giustizia», e per gli interessi del creditore procedente.
Dichiarazione del terzo (tesoriere) di cui all’art. 547 c.p.c.
Con dichiarazione all’udienza o, nei casi consentiti, a mezzo raccomandata inviata al creditore procedente, il terzo deve specificare di quali cose o di quali somme è debitore o si trova in possesso e quando ne deve eseguire il pagamento o la consegna.
Deve altresì specificare i sequestri precedentemente eseguiti presso di lui e le cessioni che gli sono state notificate o che ha accettato.
Il terzo, all’atto della dichiarazione, deve poi indicare i pignoramenti che sono stati eseguiti presso di lui e cioè i pignoramenti notificatigli prima e nell’intervallo fra la citazione a comparire per rendere la dichiarazione e l’effettiva comparizione. Se viceversa i pignoramenti successivi sono eseguiti dopo che il terzo ha reso la dichiarazione egli, rendendo le successive dichiarazioni, può limitarsi a richiamare la dichiarazione precedente con riferimento a tutti i pignoramenti ai quali tale dichiarazione si riferiva (e cioè a quello originario e ai successivi intervenuti nell’intervallo fra la citazione e la dichiarazione) (art. 550 c.p.c.).
La dichiarazione del terzo pignorato ha natura giuridica di confessione giudiziale, e, pertanto, può essere revocata soltanto per errore di fatto.
Il terzo-tesoriere che rende la sua dichiarazione al giudice di esecuzione, non avendo il dovere di stare in giudizio col Ministero e di assistenza di un difensore, non ha diritto di pretendere il rimborso di eventuali compensi; ciò non toglie che, dopo aver reso la dichiarazione e alla fine della stessa, possa richiedere il rimborso delle spese effettivamente sostenute.
Poiché il terzo tesoriere non è parte del procedimento esecutivo, ma un mero custode delle somme appartenenti al debitore, egli ha il compito di mettere in grado il creditore ed il giudice dell’esecuzione di concretamente determinare la capienza del pignoramento, dichiarando tutte le somme di pertinenza del debitore escusso, ivi comprese quelle a specifica destinazione.
Pertanto la dichiarazione ha la funzione di delimitare l’ambito dei beni aggrediti in funzione del compimento dei successivi atti di espropriazione, tant’è che se la dichiarazione è positiva ed accettata dal creditore procedente, il terzo rimane ad essa vincolato a meno che non la revochi per errore di fatto o violenza. Ed il tesoriere non può di sua iniziativa fare menzione dei beni impignorabili. Non solo, ma il tesoriere-terzo pignorato non è legittimato neppure ad eccepire eventuali vizi del titolo esecutivo, che possono essere dedotti soltanto dall’Ente debitore.
Sussiste, inoltre, la responsabilità personale del terzo in caso di dichiarazioni menzognere o renitenti.



Nuove norme sulle esecuzioni nei confronti degli enti locali.
Con il D.L.vo n. 267/2000 (T.U.E.L.) viene riproposta una disposizione già prevista dall’art. 113 del precedente D.L.vo n. 77/1995, con la quale vengono introdotte innovazioni alle norme sull’esecuzione forzata nei confronti degli enti locali (province, comuni, comunità montane, unioni di comuni e comunità isolante – ved. artt. 159 e 248 per gli enti dissestati).
Il comma 1 dell’art. 159 del D.L.vo n. 267/2000 cit., come per il pregresso, sancisce l’improcedibilità delle azioni della specie presso soggetti diversi dal tesoriere dell’Ente debitore e, di conseguenza, l’inefficacia degli atti eventualmente intrapresi.
Il comma 2 statuisce che: «Non sono soggette ad esecuzione forzata, a pena di nullità rilevabile anche d’ufficio dal giudice, le somme di competenza degli enti locali … destinate a:
a) pagamento delle retribuzioni al personale dipendente e dei conseguenti oneri previdenziali per i tre mesi successivi;
b) pagamento delle rate di mutui e di prestiti obbligazionari scadenti nel semestre in corso;
c) espletamento dei servizi locali indispensabili».
Pertanto, per i predetti enti, dovranno essere sottratte ad esecuzione forzata le somme destinate alle spese di cui sopra, previa acquisizione da parte del tesoriere di apposita delibera semestrale dell’Ente che in tal senso le destina.
L’impignorabilità delle somme di cui trattasi è subordinata dunque alla delibera esecutiva, adottata dall’organo esecutivo dell’Ente: l’efficacia della stessa è subordinata alla sua notifica, nelle forme di rito, al tesoriere e decorre dalla data della notifica.
È evidente che la prevista destinazione legislativa di detti fondi non consente in alcun modo l’utilizzo degli stessi per finalità diverse da quelle previste nella predetta delibera.
Risulta, altresì, evidente che, qualora le somme individuate in delibera non vengano spese nel corso del semestre di riferimento, affinché possano essere ancora sottratte ad esecuzione forzata nel successivo, dovranno essere, riquantificate nella deliberazione del semestre seguente.
In sostanza il vincolo derivante dal pignoramento non incide sulle somme destinate alle retribuzioni ed agli oneri previdenziali dei dipendenti, alle rate dei mutui scadenti nel semestre in corso ed ai servizi essenziali purchè quantificate con delibera, formalmente notificata al tesoriere anteriormente al pignoramento.
Le incombenze del tesoriere connesse a tale funzione, che con la riferita norma avevano acquistato certezza definitiva, sono state rimesse in discussione dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 69 del 12-20 marzo 1998 e n. 211 del 4-18 giugno 2003. Infatti, la Corte, accogliendo alcuni ricorsi con i quali erano state sollevate questioni di legittimità costituzionale dell’art. 113 cit., commi 2 e 3, del D.L.vo n. 77/1995 nella parte in cui non prevedeva, quale condizione ulteriore per l’impignorabilità delle somme di pertinenza degli enti, la mancata emissione, dalla data della delibera semestrale di quantificazione preventiva degli importi delle somme destinate al pagamento delle retribuzioni e dei conseguenti oneri previdenziali, delle rate di mutui e di prestiti obbligazionari e all’espletamento dei servizi locali, indispensabili, di mandati di pagamento, a titoli diversi da quelli vincolati, se non seguendo l’ordine cronologico delle fatture e in mancanza di queste, degli impegni di spesa, volendo allineare il trattamento relativo alle somme impignorabili previsto per i creditori degli enti locali a quello già disposto per le A.S.L. la Corte – ripetesi – ha accolto le eccezioni sollevate ed in tali termini ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 113 del D.L.vo n. 77/1995; e con successiva sentenza 4-18 giugno 2003, n. 211, ha reiterato la stessa decisione nei confronti del vigente art. 159 del D.L.vo n. 267/2000 che ripropone il medesimo contenuto.
Si richiamano in questa sede le considerazioni fatte nel paragrafo precedente relativamente alla sentenza della Corte n. 285/1995 in quanto, con la dichiarazione di incostituzionalità già adottata negli stessi termini nei confronti di norme di identico contenuto, si ripresentano per il tesoriere degli enti locali le difficoltà operative evidenziate per le aziende sanitarie. Infatti anche il tesoriere degli enti locali potrebbe essere chiamato a rispondere del tantundem ove renda indisponibili le somme quantificate nella deliberazione semestrale e gli enti non si attengono alle prescrizioni della Corte.
L’eventuale constatazione del mancato rispetto da parte dell’Ente del requisito della cronologia dei pagamenti porterebbe a far decadere il regime della indisponibilità dei fondi dichiarati in deliberazione con le note conseguenze negative per il tesoriere, per cui, se le somme dichiarate impignorabili sono state spese non rispettando la predetta cronologia, questi, in mancanza di ulteriori disponibilità dell’Ente, dovrebbe mettere a disposizione risorse proprie delle quali poi rivalersi nei confronti dell’Ente medesimo, con tempi non sempre brevi e con esiti non sempre positivi.
Non esistono allo stato soluzioni del tutto rassicuranti. Pertanto, è opportuno ricordare all’Ente esecutato la situazione che si è venuta a creare con il pignoramento, invitandolo a costituirsi in giudizio, per rendere una dichiarazione di conformità alle prescrizioni della Corte, tenendo cautelativamente vincolato l’importo pignorato fino al giorno della dichiarazione del terzo e conformandosi comunque al comportamento dell’Ente.


Ordinanza di assegnazione e incombenze del tesoriere.La procedura esecutiva si conclude in base alla dichiarazione resa dal terzo-tesoriere. Conclusione della procedura:
a) ove la dichiarazione sia positiva, il giudice dell’esecuzione provvede all’assegnazione in pagamento a favore del creditore procedente delle somme per le quali si procede, maggiorate degli interessi e rivalutazione, spese di giustizia, diritti e onorario del difensore, somme tutte appartenenti al debitore esecutato, depositate presso il terzo pignorato-custode delle stesse. Frequentemente, all’assegnazione segue l’ordine al terzo pignorato (tesoriere) di provvedere al pagamento;
b) nel caso in cui vi sia mancata o contestata dichiarazione, il giudice dell’esecuzione, su istanza di parte, provvede all’istruzione della causa rimettendo le parti dinanzi al giudice competente;
c) ove infine la dichiarazione sia negativa, il giudice dichiara estinto il procedimento.
All’atto della notifica dell’ordinanza di assegnazione (o assegnazione e ordine) il tesoriere dovrà accertare che essa sia munita di formula esecutiva o accompagnata da certificato o dichiarazione della cancelleria competente attestante la mancata proposizione diopposizione nei termini di 5 giorni.Dopo di che darà corso al pagamento, a richiesta del creditore e del suo avvocato, ovvero di quest’ultimo se previsto espressamente nell’ordinanza, anche senza attendere il mandato di pagamento, avendo cura di acquisire la relativa quietanza. Ovviamente il pagamento avverrà su presentazione della notula o del precetto da parte dell’avvocato, parcella che comprenderà sia la somma dovuta al creditore (sorte capitale, interessi ecc., sia le spese legali, diritti e onorario del difensore).


Il pagamento.
Il pagamento potrà avvenire allo sportello presso la sede della tesoreria. In questo caso il tesoriere farà apporre la firma di quietanza da parte del creditore procedente e del suo procuratore legale sulla parcella che quest’ultimo avrà cura di produrre, unitamente alla ordinanza giudiziale di assegnazione della somma; provvederà a registrare l’importo pagato a «partite sospese» in uscita dell’Ente, dopodiché provvederà a richiedere all’Amministrazione debitrice l’emissione del mandato a conferma del pagamento avvenuto, inviando contestualmente copia dell’ordinanza di assegnazione, la notula o il precetto dell’avvocato del creditore procedente contenente anche la firma di quietanzamento apposta dal creditore medesimo e dell’avvocato od eventualmente solo da quest’ultimo.
Nei casi in cui il creditore richieda espressamente per iscritto il pagamento presso uno sportello bancario diverso da quello interessato all’operazione, si procederà nei modi di uso, curando di acquisire, nel caso in cui il creditore sia una persona giuridica, in uno alla richiesta, l’indicazione del soggetto autorizzato a quietanzare.
Anche in questo caso, il tesoriere, al ricevimento della quietanza liberatoria, richiederà all’Ente esecutato l’emissione del mandato di pagamento a conferma e regolarizzazione di quanto già avvenuto per ordine del giudice.
Ove l’Ente non emetta il mandato di pagamento a copertura della spesa, questa può essere discaricata ugualmente in sede di consuntivo, allegando la relativa documentazione (Cfr. parere del Ministero dell’interno reso alla Prefettura di Catanzaro con prot. n. 1234/T9 in data 11 marzo 1997; ved. altresì D.P.R. 31 gennaio 1996, n. 194, modd. 11 e segg.).