venerdì 24 aprile 2015

Il nuovo Assessore ai Lavori Pubblici

Il basso spessore della politica locale riscontrabile dal malcostume espressivo e da atti azzardati come quello di accettare una carica con la consapevolezza di apparire incompatibile danno il quadro esatto dell'insieme che appare di lacunosa moralità.


Nello specifico la Morale e quindi  l’insieme dei principi generali che guidano il nostro comportamento e le nostre relazioni avrebbe dovuto portare  l'assessore neofita a valutare in modo accurato il suo intento e infine l’Etica che è la pratica, la modalità della loro applicazione avrebbe dovuto far  desistere almeno temporaneamente l'uomo da una avventura senza ritorno.



Sono state accantonate alcune facoltà umane come  la ragione, l’ispirazione, l’intuizione e la coscienza  intese come capacità di dominare la propria natura e di perseguire delle scelte consone ad uno stile di vita rispettoso dell'intelligenza altrui. Tutta  questa precarietà negli intenti e nelle scelte ha portato le parti antagoniste a chiedere lumi (come si evince dal documento in foto) trasformando di fatto la festa per l'incarico  da Assessore in un campo di battaglia.




Diventare  Assessore ai Lavori Pubblici nella consapevolezza di essere libero professionista e quindi di apparire incompatibile ai sensi del TUEL art 78 Comma 3 avrebbe dovuto far meditare il neofita che prima di accettare  avrebbe dovuto congelare la propria attività con trasparenza e pubblicità  in modo da dissipare ogni ombra di ragionevole dubbio  sull'incompatibilità;  tanto per mettere a tacere chiunque.

Purtroppo in Italia le " poltrone " esercitano una forza di attrazione fatale  e quì come altrove i politici fanno  i funamboli per  agevolare l'attrazione.  Questo modo di fare " particolare"  genera insinuazioni con commenti irripetibili e di fatto classifica l'essere umano attratto dalla poltrona nel target preferito di qualsiasi battaglia.


Expò 2015 - La geografia diversamente studiata presso la Libera Università di Ciuchineria (MI)

Non è da tutti scambiare la Regione Emilia - Romagna con la Toscana e per non correre il rischio di sbagliare nello scambio non è da tutti indicare con la dizione scorretta una regione per un'altra. No non è da tutti e siccome è un fatto strano la colpa è del grafico anche perchè se la colpe non l'avesse presa lui certo è che sarebbe andata ad altri con alti riconoscimenti e in possesso di titoli accademici che sono difficili persino da pronunciare. I ristoranti della Toscana possono stare tranquilli perchè la loro bistecca alla Fiorentina è salva! l'errore è stato scoperto prima dell'apertura al pubblico ma resta un dubbio:

 Se il grafico ha diversamente studiato la Geografia  è sicuro che il cartello dell'Emilia Romagna sia stato  fatto bene?




Veniamo al dunque! Il Comune di Monte San Giovanni Campano si è affidato proprio all'azienda che è protagonista di questo "orrore" geografico che candidamente ha declinato le proprie responsabilità come riportato dal Fatto Quotidiano:" Invece abbiamo assistito ad uno spettacolare scaricabarile in cui perfino Eataly, che aveva commissionato l’allestimento, ha declinato ogni responsabilità rivendicando il proprio diritto di attaccare pannelli senza guardarli."






Un Monticiano sulla via per Damasco nel Califfato dell'ISIS
 E' auspicabile che il Comune di Monte San Giovanni Campano invii due persone in missione , che hanno  studiato Geografia, a Milano per controllare come stanno le cose. Potrebbe essere poco carino  ritrovare il nostro Comune nelle Isole Aleutine o peggio ancora indicato su una delle vie per Damasco  nel Califfato dell'ISIS. 


Totò e Peppino a Milano

mercoledì 22 aprile 2015

22 Aprile 2015 - Giornata Mondiale della Terra -

Il bosco visto come banco delle biodiversità, le foreste come capitale irrinunciabile perchè fondamentali nel mitigare i cambiamenti climatici come sono indispensabili per i assorbimento di anidride carbonica che assomma a 16,2 milioni ditonnellate di CO2 per anno (Italia) e le previsioni " meteoambientali" con la contemporanea realizzazione di una banca dati nazionale fenologica e la conseguente mappatura del territorio nazionale e locale. L’individuazione dei trend fenologici (in atto e futuri) intesi come espressione quantitativa e qualitativa del cambiamento climatico. Questo è quello che mi sarei aspettato dalla politica Italiana per festeggiare il 22 Aprile 2015 45° giorno dedicato dalle Nazioni Unite alla TERRA.


 Oggi si festeggia la giornata mondiale dedicata al nostro pianeta e basterebbe il comune proposito nel dichiarare che la tutela della risorse naturali e dell'Ambiente coincide di fatto con il benessere e, in definitiva, con l'esistenza migliore per gli esseri umani per poter affrontare il "tempo" con la consapevolezza che vi è un futuro. Invece sia nei microsistemi che nei macrosistemi antropologici si assiste al continuo sfruttamento delle risorse Naturali e alla devastazione Ambientale come se non vi fosse un domani.



 L'ingegno umano si è specializzato nell'autodistruzione e pur avendo soluzioni semplici davanti agli occhi le ignora per soddisfare la sete di potere usando ogni mezzo per placarla, senza tener in nessun conto il futuro che è di altri che verranno. Deforestazioni, trivellazioni, estrazioni di minerali tossici, produzioni di sostanze nocive, uso di pesticidi, produzione di specie aliene con gli OGM, polveri sottili, smog,cementificazione selvaggia, sfruttamento sconsiderato delle acque potabili, mancata attuazione di una economia circolare e produzione sconsiderata di CO2 sono solo alcuni esempi di autodistruzione che producono ZONE MORTE o aree in cui l'essere umano invece di vivere sopravvive. La conservazione della TERRA inizia dalle piccole comunità 



con esempi di tutela dell'Ambiente perchè chi vive in questi anni come è stato per chi è vissuto prima lascerà a quelli che seguiranno il segno indelebile del proprio passaggio che non può essere rappresentato sempre e comunque dallo sfruttamento sconsiderato delle risorse Naturali in quanto oramai tutti sanno che non sono INFINITE

domenica 19 aprile 2015

TERRA DI TRADITORI

Monte San Giovanni Campano sopravvive allo  squallore continuo della pseudo politica locale esercitata  da  politici di scarso valore  che si insultano in modo vergognoso  e che  non conoscono  limiti  al malcostume espressivo.
Tempo fa l'aggettivo traditore fu propinato   ad un consigliere Comunale reo di aver scelto altro schieramento politico passando all'opposizione  e da quel momento a Monte San Giovanni Campano l'aggettivo traditore viene "speso" tra politici per insultarsi pubblicamente  sui giornali come se fosse cosa normale o ben fatta.
E' di due giorni fa  la pubblicazione, sul Quotidiano Ciociaria che è distribuito su tutto il territorio della Provincia di Frosinone, di un articolo in cui l'Assessore già delegato alla Cultura e attuale Delegato alla Protezione Civile e Attività Ricreative e Sociali definisce TRADITORE l'attuale Presidente del Consiglio Comunale nonchè Delegato alla Pubblica Istruzione - Assistenza Scolastica - Politiche Comunitarie e Giovanili ed infine MEMBRO  della  Commissione  Trasporti della Provincia di Frosinone.




 Potrebbe bastare già quanto descritto fin ora per capire  il valore nullo  dei Consiglieri coinvolti  ma siccome alle bassezze non c'è mai fine ecco che spunta la risposta sui giornali del Presidente del Consiglio Comunale di Monte San Giovanni Campano che a sua volta definisce TRADITORE il Delegato alla Protezione Civile e alle Attività ricreative e sociali in un botta e risposta fatto di parole in uso nei bassifondi delle banlieue  ma certamente INDEGNO per chi rappresenta i CITTADINI nelle ISTITUZIONI. 




Non si può fare a meno di pesare le esternazioni del Presidente del Consiglio Comunale perchè  oltre a rivestire la carica Istituzionale  che in teoria dovrebbe garantire imparzialità e neutralità  egli è anche delegato per la PUBBLICA ISTRUZIONE. Certo  è che le sue esternazioni pubbliche sui giornali non sono di buon esempio per gli scolari e gli studenti;  di fatto la parola TRADITORE nel contesto dispregiativo e irrispettoso della persona antagonista   crea  un divario incolmabile nei rapporti con la scuola che ha la funzione di curare la  formazione di   Cittadini esordienti sul principio del rispetto reciproco finalizzato ad una migliore convivenza civile. Oltre a quanto descritto e nello specifico di questo caso di botta e risposta  vergognosa che non brilla per civiltà e rispetto tra esseri umani c'è la possibilità concreta che  il Presidente del Consiglio Comunale venga rimosso dal suo incarico in quanto con tanta precisione c'è stato già  l'avviso del  Consiglio di Stato, Sez., V, 26 novembre 2013, n. 5605 "è legittima la revoca del Presidente del Consiglio comunale qualora la motivazione della delibera richiama fatti ben precisi (pubbliche esternazioni contenenti giudizi critici all’indirizzo di Sindaco, assessori e Giunta nel suo complesso, apparsi su quotidiani nazionali e locali; dichiarazioni cui si erano accompagnate decisioni personali di abbandonare la presidenza; avvertimenti ai colleghi circa possibili iniziative giudiziarie per ottenere il risarcimento dei danni in caso di revoca dell’incarico, ecc.), addotti a presupposto della decisione di rimuovere il Presidente stesso e che comprovano una evidente perdita di neutralità da parte sua."
Non resta che attendere il prossimo Consiglio Comunale, che si spera verrà richiesto d'urgenza  visto il decadimento  dello stato della politica che è precipitata  in un dirupo, e ascoltare le doglianze che  potranno esternare le opposizioni che comunque rappresentano la maggioranza numerica dei Cittadini. Comunque andrà a finire  questa storia di becero comportamento da ora in poi Monte San Giovanni Campano resterà bollato per sempre  in modo sguaiato come Land of traitors  (Terra di traditori) proprio da chi doveva difenderne  il buon nome e proprio da chi doveva essere da esempio per le  giovani leve.
Per ultimo! tutti quelli che si accompagnano con queste persone che per motivi di interesse personale stanno distruggendo l'immagine del paese non fanno bella figura con le loro frequentazioni e soprattutto mai come questa volta vale il detto: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei".


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sabato 18 aprile 2015

Il territorio segregato con il Digital Divide

Il Blog si cimenta in una spiegazione ardua e cercherà di illustrare la relazione tra diritti e digital divide. Si focalizza l’argomento sui limiti posti allo sviluppo dei diritti delle persone dal fatto che una parte della società  è esclusa dalla possibilità di fare pienamente uso delle opportunità offerte dalle tecnologie digitali a banda larga. Da questo punto di vista si potrebbe leggere la situazione come se fosse un problema di giustizia e di inclusione sociale cui porre rimedio investendo in tecnologie che consentano l’entrata di tutti nella rete, sulla scorta dell’idea che l’unico diritto evocato sia quello all’accesso, soddisfatto il quale ogni problema sarà risolto. In realtà, la questione è più complessa. Perché, da un lato, il digital divide in cui è sprofondato Monte San Giovanni Campano e gli altri Comuni della Ciociaria  è una forma di esclusione che non dipende  da fattori tecnologici e geografici, ma da circostanze politiche, economiche, culturali, sociali, organizzative e mediatiche. Dall’altro lato internet sta crescendo in un ambiente nel quale si va modificando la struttura dei diritti e il loro significato per lo sviluppo dell'essere umano. Sicché più che di esclusione si potrebbe addirittura parlare di SEGREGAZIONE.

 Non si tratta dunque di fermarsi al rapporto tra esclusi e inclusi dalla banda larga, ma di aprire la discussione intorno alla possibilità di tutti di contribuire alla costruzione del territorio futuro. Il problema al quale occorre prestare attenzione, insomma, non è soltanto quello della grande ingiustizia presente ma anche della crescente iniquità a venire, connessa alla velocità del cambiamento innescato – anche – dalla rete, che rischia di polarizzare non solo le risorse presenti ma anche le opportunità di generare nuove risorse.


 Il nostro Comune   contribuisce al ritardo complessivo della Provincia  nella competizione Regionale. Questo ritardo appare motivato, per una parte della popolazione, dalla stessa mancanza di infrastrutture, denaro e conoscenza che affligge altre società meno avanzate; ma avviene anche per una specifica contrapposizione tra interessi e diritti: l’interesse di tornaconto della politica nei confronti delle principali compagnie di telecomunicazioni  che detta l’agenda degli investimenti per la costruzione delle infrastrutture di accesso, subordinandola all’esistenza di una domanda disponibile a pagare, mentre il diritto di ciascuno di accedere richiederebbe uno sforzo di costruzione delle infrastrutture motivato più politicamente che economicamente.
Resta ferma la sensazione  che l'esclusione dalla banda larga di cui c'è gran vociferare sia  stata voluta dalla politica per continuare a fare il bello e il cattivo tempo. Lo ha fatto in passato frazionando il territorio creando di fatto il famigerato "campanilismo" e visto che il metodo del divide et impera è risultato perfetto lo continua ad applicare nel digital divide. La popolazione non può fare altro che aspettare e pagare chi comunque promette mille cose e la fa vivere nella speranza di una qualità della vita migliore. Anche in questa storiella c'è chi fa credere di fare le cose per il bene comune mentre si comporta da opportunista  pretendendo anche tanto  denaro con le tasse "sforzandosi"  di realizzare il minimo indispensabile, con il minimo sforzo e la MASSIMA SPESA.

martedì 14 aprile 2015

Aderisci a Territorio Zero


Manifesto per una società a emissioni zero, rifiuti zero e chilometro zero
Livio de Santoli, Angelo Consoli



Prof. Livio De Santoli

Introduzione
Territorio Zero è un manifesto che impegna chi lo sottoscrive a realizzare un programma di sviluppo territoriale rispettoso delle risorse naturali in una visione innovativa; TerritorioZero contiene un programma politico-amministrativo, fondato su basi tecnico-scientifiche, che suggerisce soluzioni operative alle nuove generazioni di amministratori degli enti locali.
Con la sottoscrizione del Manifesto di TerritorioZero si assume l’impegno di affrontare tutte le tematiche territoriali (ambientali, agricole, energetiche, urbanistiche, sociali, economiche) secondo una visione unitaria e olistica, proiettata nel secolo e nel millennio che stiamo vivendo, sovversiva rispetto alle politiche esistenti legate alle logiche del passato.
Il modello economico della seconda rivoluzione industriale è entrato in una crisi strutturale fortemente intrecciata con le crisi energetica, climatica e ambientale fino a rappresentare una minaccia per la civiltà come la conosciamo. La devastazione dei territori e delle risorse naturali (terra, acqua, aria, salute pubblica), si accompagna al progressivo affermarsi di una società estremamente diseguale ed una economia concentrata nelle mani di pochi. Lo sfruttamento delle fonti energetiche convenzionali presuppone una altissima intensità di capitali ed una progressiva e definitiva espulsione del fattore umano dai processi produttivi. Il modello esistente, nato con la geopolitica e le commodities della seconda rivoluzione industriale ha espropriato le comunità locali della possibilità di controllare i propri destini economici, perché le ha private della sicurezza di accesso all'energia, al cibo, all'acqua, ai beni comuni, e in definitiva di qualunque speranza per il futuro, introducendo nel senso comune la rassegnazione all'idea che l'inquinamento, le emissioni di gas serra, la produzione di rifiuti, la mercificazione dei beni comuni, la distruzione dei saperi agricoli tradizionali siano pedaggi da pagare per un non meglio precisato “progresso”.
Per agire efficacemente sulle cause (e non solo sugli effetti) di tale modello distorto bisogna uscire dalla logica del profitto e della concentrazione della ricchezza, sia nell'ambito industriale (grandi fabbriche, grandi centrali), che in quello agricolo (coltivazioni intensive basate su prodotti chimici) e della distribuzione (grandi centri commerciali e consumismo esasperato con incremento esponenziale
della produzione di rifiuti), e abbracciare un modello di sviluppo olistico, caratterizzato da tecnologie ad alta intensità di lavoro ed a bassa intensità di capitali e di profitti. Questo nuovo modello di sviluppo si basa su una idea di società in cui emissioni, rifiuti, speculazioni sui beni agricoli, sull'economia reale, consumo del territorio e distruzione del valore/lavoro vengano progressivamente ridotti a zero.
Per questo lo abbiamo battezzato TerritorioZero e riteniamo che esso possa essere garantito solo da soggetti nuovi e non da quelli che hanno creato la crisi che stiamo vivendo: le comunità locali, le piccole e medie imprese, che creano ricchezza distribuita e conferiscono protagonismo agli enti locali, alla rete dell'associazionismo democartico e riassegnano un ruolo attivo e responsabile a ciascun individuo.
TerritorioZero permette di programmare le attività economiche a livello locale secondo:
1) un nuovo modello energetico distribuito che permetta di raggiungere la necessaria massa critica a partire dalle fonti rinnovabili secondo uno schema di rete e di comunità.
2) un nuovo modello agricolo basato sulla de-carbonizzazione dei processi produttivi e la valorizzazione delle produzioni locali di qualità fornendo ai coltivatori un accesso diretto al mercato per i loro prodotti ed un reddito decoroso.
3) un nuovo modello per la chiusura del ciclo di vita dei prodotti che crei le attività miranti a incoraggiare e realizzare pratiche di risparmio, riciclo e riuso secondo i principi di “rifiuti zero”, mettendo in moto nuove attività di raccolta e di creazione di filiere del ciclo dei prodotti.
4) Un nuovo modello urbanistico che non consenta più consumo di territorio, ma che riqualifichi e migliori le condizioni delle strutture esistenti.
TerritorioZero mette in moto, a partire dal livello locale, una nuova dinamica di promozione dell'economia reale, in opposizione a quella virtuale e speculativa, mirante a valorizzare la produzione effettiva di beni e servizi per la comunità, attraverso la riduzione della varie forme di criticità prodotte dal modello esistente: le emissioni climalteranti, i rifiuti, l'intermediazione parassitaria, la disoccupazione, la devastazione del territorio.

Agricoltura ed energia a chilometro zero
L'attuale instabilità del sistema economico sta avendo pesanti ripercussioni anche sul sistema produttivo primario dell'agricoltura, che necessita di un ripensamento non più in termini di comparto, ma di una visione più ampia: tecnica, ambientale, sociale, culturale oltre che economica.
In particolare al posto del controvalore finanziario del processo e del prodotto, dovrà essere considerata la componente sociale, identitaria e territoriale, in grado di diffondere gli effetti positivi su una superficie più grande del solo fondo di produzione. Le categorie agricole conoscono l’importanza di progettare un nuovo modello di sviluppo tenendo conto del rispetto delle risorse naturali, di un rinnovato rapporto tra città e agricoltura, di un equilibrio tra urbanizzazione e ruralità e non si sottraggono al compito di considerare in questo modello di sviluppo l’aspetto dell’innovazione, dell’integrazione tra saperi e tra generazioni diverse e diversi strati sociali.
Collegate all’agricoltura sono comprese le seguenti tematiche:
- la difesa e messa in sicurezza del territorio
- la valorizzazione del paesaggio e di conseguenza del turismo,
- la definizione di attività di agricoltura in città,
- l’incentivazione ed il potenziamento delle imprese agricole con particolare riferimento all’inserimento dei giovani nelle attività agro produttive,
- la programmazione energetica applicando all’ambiente e alle attività agro produttive tecnologie ecocompatibili.
L’interesse per le agro-energie non deve diventare sostitutivo delle attività agricole, anzi deve risultare come motore di un loro nuovo sviluppo.
In particolare, riguardo a quest’ultimo punto, i principi fondamentali per un rapporto coerente tra agricoltura ed energia in termini di compatibilità e sviluppo sono:

La valorizzazione del territorio
Ciò innanzitutto significa non depauperare le risorse quantitative e qualitative del suolo.
L’agroenergia deve essere intesa come il recupero di una capacità imprenditoriale e quindi produttiva di beni, non in contrasto con la missione alimentare della produzione agricola, che in un paese ricco di biodiversità come l’Italia, è di grande qualità. La produzione di agroenergie non deve intaccare le aree forestate, le aree ricche di biodiversità ma sostenere le pratiche agricole sui terreni degradati o non più destinati al settore agroalimentare.

Il ciclo di vita dei prodotti
Occorre puntare sull’utilizzo di scarti e sottoprodotti. Questi diventano approvvigionamento energetico gratuito o a basso costo. Sono catalogabili come tali: i rifiuti organici, i liquami zootecnici, i sottoprodotti delle lavorazioni zootecniche, la sansa da olio, i materiali di scarto lignocellulosici e i residui agro-forestali. La scelta di tali elementi come origine della filiera energetica ha due aspetti in termini di convenienza: un primo puramente economico ossia la valorizzazione di materia di approvvigionamento a costo trascurabile o nullo; un secondo energetico, ossia il miglioramento del processo produttivo in termini di efficienza e risparmio energetico e minore inquinamento, soprattutto se impostato localmente a favore delle aziende agricole.

L’organizzazione gestionale della filiera corta e cortissima
Secondo questo principio, lo sviluppo rurale necessita un nuovo coinvolgimento della forza lavoro del Paese. Vengono individuati nuovi modelli di comunità, di gruppi consortili, cooperative per una vicinanza della filiera a livello sociale, territoriale e di indotto economico. Lo spostamento del business energetico deve avvenire dall’industria ai gruppi di agricoltori come supporto alla fondamentale attività di produzione alimentare. Ciò significa tenere conto in sede di valutazione le ricadute socio-economiche sul territorio. Dunque non un sistema composto di grandi impianti isolati, di proprietà di pochi industriali, ma un modello di rete di impianti di piccola taglia, che coinvolga l’apparato produttivo agricolo diffuso sul territorio nel concetto di filiera corta.
Analogamente alla promozione del principio di sovranità alimentare [1], si parlerà quindi di sovranità energetica, con particolare riferimento al settore agricolo ed alla costituzione di Comunità dell’Energia[2].

La gestione della chiusura virtuosa del ciclo dei prodotti
La crisi sistemica dell’attuale momento storico è conseguenza diretta della avidità e complicità, pigrizia e incompetenza della politica nell’affrontare organicamente e con visione strategica i grandi temi propri della società contemporanea.
L’esempio dei rifiuti come simbolo di una società dei consumi è quello più evidente.
Il concetto di rifiuto nasce con la seconda rivoluzione industriale e rappresenta la differenza tra ciò che si produce e ciò che si consuma, differenza che ci viene imposta in modo significativo, perché direttamente collegata al nostro grado di soddisfazione. Nella logica capitalistica postmoderna l’atto di consumo perfetto non può recare soddisfazione se non istantanea, cioè “i beni dovrebbero soddisfare nell’immediato e la soddisfazione dovrebbe cessare immediatamente, non appena esaurito il tempo necessario al consumo”[3]. Nella società dei consumi l’atto del consumo può addirittura essere eliminato perché non indispensabile, fino a raggiungere paradossalmente lo spreco integrale e sostituire in definitiva alla società dei consumi una “civiltà dei rifiuti”. Il problema della produzione di rifiuti non può essere semplicemente risolto con adeguate tecnologie di smaltimento, la questione è anche di natura culturale.
Qualunque provvedimento frutto della logica consumistica non potrà mai essere risolutivo perché destinato ad agire solo sugli effetti e non sulle cause del problema. Anche in questo caso, occorre conferire protagonismo agli enti locali e alla piccola e media impresa legata al territorio, alla rete dell'associazionismo democratico oltreché riassegnare un ruolo attivo e responsabile al singolo individuo.
Il concetto che lega la responsabilità di una comunità a quella dell’industria nel settore dei rifiuti viene identificato nella strategia proposta da Paul Connett conosciuta come “rifiuti zero”, che propone accanto alle pratiche della comunità (riuso, riciclo, riparazione) quelle dell’industria (progettazione e realizzazione di prodotti e imballaggi) finalizzate alla drastica riduzione del rifiuto.
Schematicamente è possibile riassumere la strategia Rifiuti Zero [4], rielaborandola per la parte energetica, nelle seguenti fasi:
- strutturare un sistema di raccolta che aumenti la quantità di materiale differenziabile, ottimizzandone al tempo stesso la qualità e diminuendo contestualmente la quantità di rifiuti prodotti;
- incentivare il riuso del materiale riciclato, la riparazione di oggetti e operare scelte di vita che diminuiscano la percentuale di scarti;
- sostenere la progettazione e la produzione di prodotti totalmente riciclabili, riutilizzabili e riparabili
- valorizzare dal punto di vista energetico la frazione organica del rifiuto attraverso la produzione di biogas.

E’ stato calcolato che l’applicazione effettiva dei punti citati permetterebbe una riduzione dell’indifferenziato fino alla quota del 15% del rifiuto urbano.
Tutto questo si inserisce pienamente nella struttura socio-economica delle Comunità dell’Energia [2]. Infatti, gli obiettivi che si possono realizzare sono quelli propri della decentralizzazione e diffusione sul territorio:
- la realizzazione di un nuovo modello sociale di gestione dei rifiuti che significa autosufficienza locale e comportamento virtuoso;
- la realizzazione di un risparmio economico dei cittadini attraverso un mix virtuoso di: tariffa rifiuti, bollette di gas ed elettricità, costi smaltimento di rifiuti e scarti;
- la realizzazione di politiche di recupero energetico, incluso l’obbligo da parte della amministrazione pubblica di occuparsi direttamente della frazione organica, anche attraverso la produzione di biogas.

Le amministrazioni locali potranno ottenere un più alto livello di indipendenza attraverso le tecnologie utili a realizzare strategie energetiche conformi alle direttive europee [5] e potranno mirare ad un nuovo sistema socio-economico sostenibile. Gli enti locali possono realizzare uno scenario rifiuti zero a patto di seguire paradigmi che prescindano definitivamente dal solo conferimento in discarica e dall'incenerimento.
Il nuovo modello sociale di gestione proposto rende il cittadino partecipante attivo delle politiche di decisione e gestione. Il cittadino riveste il ruolo di primo operatore ecologico ed essendo coinvolto in prima persona sia da un punto di vista operativo, attraverso le pratiche della separazione domestica dei rifiuti, che da un punto di vista ecologico, grazie al miglioramento delle condizioni di vita e ambientali rese possibili da un ciclo di gestione dei rifiuti virtuoso incentrato sulla partecipazione e la difesa del suolo. In questo senso i cittadini titolari di un merito di tipo “partecipativo” saranno destinatari di politiche di agevolazione economica attraverso tariffe di rifiuti e bollette energetiche.

La generazione distribuita dell’energia come nuovo modello energetico
L’ampliarsi della generazione distribuita da fonti rinnovabili e la diffusione di nuovi impianti di medie-piccole dimensioni (anche in ambito domestico) presuppone un ripensamento radicale nel modello di distribuzione dell’energia. Un cambiamento di modello energetico rispetto a quello tradizionale di tipo centralizzato che vede nella città il luogo ideale per effettuare la necessaria transizione operativa. Le città – sede della maggior parte delle emissioni e dei consumi energetici, luoghi dove è concentrato il 70% del PIL mondiale - sono obbligate a mettere in atto interventi innovativi sull’efficienza energetica e sono in grado di contribuire a formulare politiche energetiche anche nel panorama nazionale.
Il programma sull’energia prevede che tutte le azioni siano organicamente inserite in una logica di generazione distribuita dell’energia:

- le azioni di mobilità sostenibile
- le applicazioni con energie rinnovabili, anche integrate negli edifici
- le applicazioni della cogenerazione e della microcogenerazione
- le azioni per l’efficienza energetica
- i piani di recupero urbanistico

Nella amministrazione di un ente locale occorre un coordinamento trasversale tra lavori pubblici, attività produttive, ambiente, mobilità, politiche agricole con lo scopo di mettere in pratica il Sustainable Energy Action Plan (SEAP, Piano di Azione dell’Energie Sostenibili) del Covenant of Mayors (Patto dei Sindaci, programma della Comunità Europea [6]). Gli enti locali che non hanno aderito al Patto dei Sindaci lo devono sottoscrivere nei primi cento giorni di governo e devono attuarlo entro il 2020.
TerritorioZero è un programma che per essere efficacemente adottato e realizzato presuppone una “cabina di regia” unificata, ad esempio attraverso la costituzione di un “assessorato ai beni comuni” o un “assessorato alle politiche agricole ed ambientali” in cui far confluire le competenze sull’ambiente, energia, agricoltura, acqua, in segno di forte discontinuità con le politiche ambientali e di green economy esistenti. Infatti una green economy che non sia strutturata secondo le dinamiche della produzione distribuita dell'energia e si basi solo su grandi impianti rinnovabili (wind farms, solar parks etc) non si discosta molto dalla “black economy” in termini di efficienza produttiva, redistribuzione della ricchezza, creazione di impiego e democrazia energetica e dunque non favorisce la prosperità del territorio e degli enti locali che lo amministrano.

Edifici ad energia zero (Zero Energy Buildings)
La politica europea ha imposto agli Stati Membri il rispetto di livelli prestazionali per l’efficienza energetica degli edifici, non solo riferiti ad edifici energeticamente autonomi, ma anche e soprattutto a edifici collocati in un contesto urbano, assegnando alle Pubbliche Amministrazioni ed al loro patrimonio immobiliare un ruolo molto rilevante.
Si stima che l’applicazione delle disposizioni comunitarie consenta al settore dell'edilizia un risparmio 2 miliardi di tonnellate di CO2 e di 1,5 miliardi di tonnellate di petrolio equivalente di energia, con quote significative per l’edilizia residenziale (65%).
La Direttiva 2010/31/EU identifica l’edificio a “energia quasi zero” come un edificio ad altissima prestazione energetica, con un fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo che dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili e dispone che:

a) entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero;
b) a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano edifici a energia quasi zero.

L’Unione Europea ha stabilito che per realizzare questo obiettivo è necessario che ogni Paese Membro si doti di un piano di azione nazionale per l’efficienza energetica per individuare entro il 2020 una strategia nazionale.
Per gli edifici di nuova costruzione gli Stati membri devono garantire sistemi di fornitura energetica decentrati (la generazione distribuita dell’energia) basati su energia da fonti rinnovabili, cogenerazione, teleriscaldamento o teleraffreddamento urbano o collettivo, pompe di calore.
Da qui appare chiaro il ruolo delle pubbliche amministrazioni che devono garantire prestazioni energetiche degli edifici tali da soddisfare i requisiti minimi di prestazione energetica fissati conformemente alla Direttiva.
Attuare una politica di diffusione degli edifici ad energia quasi zero significa contestualmente risolvere una serie di problemi territoriali, quali i vincoli con i gestori delle infrastrutture energetiche locali, che pone l’ente locale a dover programmare politiche energetiche a medio termine. La realizzazione su larga scala di tali edifici necessita di una struttura energetica fondata su un modello diverso da quello esistente e pertanto anche la diffusione degli edifici ad alta prestazione energetica non può quindi non essere accompagnata da una rielaborazioni di reti e dall’implementazione dei sistemi locali di accumulo dell’energia.
Nell’ambito della applicazione del tema degli edifici ad energia zero, comincia ad emergere che solo da una ottimizzazione condotta alla scala di quartiere (suburbana) si possono ottenere risultati importanti con un ruolo importante svolto territorialmente dagli enti preposti.

I principi del nuovo modello energetico sono incentrati allo sviluppo di una società della conoscenza, all’efficienza energetica come strumento di politica ambientale e di tutela del patrimonio culturale, alla generazione distribuita dell’energia come chiave interpretativa della cosiddetta Terza Rivoluzione Industriale [7]. Gli edifici ad energia positiva sono, infatti, parte di una sovversione politica, economica, per giungere a un’era post-carbon che rappresenta il passaggio tra due periodi della storia economica: il primo caratterizzato dal comportamento industrioso e il secondo dal comportamento collaborativo. Se l’era industriale poneva l’accento sui valori della disciplina e del duro lavoro, sull’importanza del capitale finanziario, sul funzionamento dei mercati, l’era collaborativa è orientata all’interazione da pari a pari, al capitale sociale, alla partecipazione a domini collettivi aperti, all’accesso alle reti globali.

Consumo zero di territorio
Ogni anno in Italia vengono consumati 500 km2 di territorio. La superficie urbanizzata risulta almeno pari a 2.300.000 ettari, una estensione equivalente a quella di un paio di regioni italiane, corrispondenti al 7,5% del territorio nazionale e a più di 400 metri quadri per abitante. Il fenomeno ha avuto un esponenziale incremento negli ultimi 15 anni causato in primo luogo da carenze di pianificazione e da abusivismo edilizio, caratteristici del nostro Paese [8].
Occorrerà impostare una proposta concreta di incentivazione del riuso e della rifunzionalizzazione delle aree industriali e per la demolizione e ricostruzione delle aree residenziali degradate. Ciò deve essere fatto mediante strumenti appropriati e più efficaci di quelli esistenti: defiscalizzazioni, comodati d’uso, coerente utilizzo delle regolamentazioni degli usi civici e dei beni comuni, bonus di volumetrie e riduzione degli oneri di urbanizzazione per chi interviene su case e quartieri seguendo il principio di consumo zero di territorio. Questo è il modo per evitare il consumo di altro territorio e contemporaneamente riqualificare le zone di degrado e dismesse.
La rigenerazione si deve trasferire anche nelle città con un programma di recupero delle periferie che affronti la progressiva devastazione definita dall’edificazione esistente, a cominciare dal patrimonio pubblico, che proponga un effettivo adeguamento agli standard energetici e di sicurezza strutturale, che realizzi il recupero e la salvaguardia degli spazi verdi pubblici, che permetta una concreto adeguamento delle infrastrutture in termini di reti e di sottoservizi.

Le amministrazioni locali dovranno:
- determinare l’estensione massima di superficie agricola edificabile, con lo scopo di porre un limite massimo al consumo di suolo,
- impedire il cambio di destinazione d’uso per i terreni agricoli che hanno ricevuto aiuti comunitari,
- abrogare la normativa che consente ai Comuni di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente.

Salute sostenibile a malattia zero.
Va da se che il modo in cui l'energia e il cibo vengono prodotti e consumati e i rifiuti gestiti, ha una profonda influenza sullo stato di salute dell'essere umano. La maggior parte delle cause (o concause) di malattia e morte dipendono dall’ambiente, dagli stili di vita e di consumo e dai comportamenti, liberamente scelti o imposti. E’ indubbio lo stretto rapporto tra degrado ambientale, rischi per la salute e le nostre modalità di gestire lo sviluppo.
La crisi ambientale, la crisi della salute e la crisi dei valori sono strettamente correlate e interdipendenti. La salute si pone al centro della discussione anche a causa di un servizio sanitario che diventa sempre più insostenibile dal punto di vista finanziario. Il sistema risponde alla richiesta di salute con un numero sempre maggiore di prestazioni costosissime e tecnologicamente sofisticate, cercando di modificare la storia naturale della «malattia», che di per sé già significa «salute perduta», trascurando invece la prevenzione primaria da effettuare sia sull’ambiente inquinato e malsano che ci circonda, sia sugli individui, con una appropriata politica di informazione e di educazione sanitaria alla ricerca di uno stile di vita più semplice e sostenibile. Negli ultimi anni il modello tradizionale e gerarchico di sanità che si identifica con l'assistenza ospedaliera ha iniziato a vacillare non solo per l'alto costo energetico, tecnologico e di gestione ma anche per le profonde modificazioni epidemiologiche delle malattie. Tradizionalmente la patologia acuta ha visto svilupparsi una medicina di attesa che ha avuto uno sviluppo verticistico nell'ospedale, struttura dedicata sempre più recentemente alla elevata intensività di cure. L’ospedale è divenuto inefficace per il trattamento di malattie croniche sempre più diffuse e necessitanti di interventi multidimensionali di tipo sociosanitario. L'aumento della vita media con il progressivo invecchiamento della popolazione ha portato all'aumento delle patologie cronico-degenerative ed invalidanti, per le quali il modello di attesa tradizionale dell'ospedale è inadeguato; il baricentro assistenziale viene spostato nel territorio, con la necessità di intervenire sempre più efficacemente con interventi di prevenzione. La prevenzione diventa quindi il pilastro del modello distribuito della sanità nella medicina territoriale: non solo per la sua indiscussa valenza di promozione e mantenimento della salute, ma anche per una migliore utilizzazione delle risorse con conseguente abbattimento dei costi. Le nuove strategie per l’integrazione delle politiche di salute devono necessariamente tener conto della sostenibilità ambientale.
In un modello distribuito di medicina del territorio, i professionisti sanitari e i medici di famiglia, sono le figure centrali per realizzare una medicina proattiva. La medicina proattiva ha al centro la promozione della salute e la prevenzione.
La salute di una comunità è determinata da fattori socioeconomici e ambientali, dallo stile di vita e dall’accesso ai servizi. E’ evidente che solo il modello di medicina distribuito sul territorio che prevede la prevenzione al centro del sistema può garantire l’attuazione di quella ampia gamma di iniziative, progetti e politiche necessari per una efficace promozione della salute. Da qui la necessità di una strategia integrata tra organismi governativi e non, nei possibili ambiti di intervento territoriale: dall’azione dei medici nel territorio e nelle scuole, agli interventi delle amministrazioni pubbliche, attraverso attività formative basate su evidenze epidemiologiche. Il concetto di integrazione è fondamentale e deve essere sviluppato in un modello distribuito di territorio zero i cui caposaldi sono la medicina domiciliare e la telemedicina, cercare cioè di portare l’assistenza sempre più prossima al cittadino paziente. La medicina moderna diventata di iniziativa perché non deve essere più il cittadino paziente a rivolgersi al sistema ospedale ma deve essere il sistema territorio zero a prendere in carico il cittadino paziente in maniera proattiva cercando di prevenire l’evoluzione della malattia cronica.La sostenibilità del sistema salute in un modello distribuito non può prescindere da una integrazione con il sociale sul territorio in una logica Territorio Zero, secondo un modello distribuito che va applicato dunque non solo al modo in cui viene prodotto il cibo e l'energia e viene evitata la produzione di rifiuti al termine dei cicli di consumi, ma anche al modo in cui viene organizzata l'assistenza sanitaria sul territorio. In uno scenario distribuito di terza rivoluzione industriale non è immaginabile un modello sanitario basato sulla concentrazione come quello che ha prosperato durante la seconda rivoluzione industriale che va dunque superato una volta per tutte introducendo pratiche di prevenzione distribuite sul territorio piuttosto che pratiche di cura concentrate in pochi grandi centri.
Neocrescita: dalla finanza speculativa ad una crescita diffusa
L’espansione economica della seconda rivoluzione industriale, essendo basata su fonti il cui sfruttamento necessitava grandi investimenti finanziari, ha gradualmente reso l'economia reale strettamente collegata al sistema della finanza internazionale.
In un'ottica strategica diversa, a maggiore intensità di lavoro invece che di capitali, il peso dei mercati finanziari deve diventare progressivamente meno importante, mentre deve acquisire una importanza di gran lunga maggiore la formazione e valorizzazione del capitale umano.
Inoltre, essendo le economie di scala meglio raggiungibili secondo modelli orizzontali o laterali, la forma emergente d’impresa appare dunque logicamente essere quella delle reti di piccole e medie imprese interconnesse in forma comunitaria fra di loro e con le organizzazioni della società civile e le autorità locali e radicate sul territorio.
Queste sono le basi di quella che chiamiamo “neocrescita”, che significa crescere liberi, senza sprechi e con una forte riduzione delle diseguaglianze ottenute attraverso la modellazione locale del mercato finanziario e bancario. Questo significa imporre standard di finanza etica nel territorio della propria amministrazione locale in modo formale ed in informale (concessione di licenze), adottare misure attive di creazione di credito cooperativo, peer-to-peer lending, circolazione controllata di monete alternative, microcredito pubblico, sperimentazione di elementi della pop economy (share and swap) e la creazione di altre nuove forme di finanziamento sociale.
A livello nazionale ed europeo è necessaria un’azione spinta dalla coalizione degli amministratori locali perché si arrivi a ridefinire le regole del mercato finanziario, scoraggiando le forme d’investimento speculativo ed opaco (shadow finance, high frequency trading, paradisi fiscali), con misure specifiche.
TerritorioZero permette di pianificare le economie locali in modo da aumentare il valore intrinseco dei beni e servizi prodotti, sostituendo nel processo di valutazione economica, a volatili criteri di valutazione finanziaria, altri criteri concreti e misurabili, quali la qualità dell'ambiente, lo stato di salute dei cittadini e delle imprese, la floridezza della cultura locale, la sostenibilità dell’economia locale. Si mette fine così ad una serie di anomalie tipiche della crisi attuale (spirale perversa di consumismo, crescita parossistica dei consumi individuali con conseguenti sprechi energetici, produzione di rifiuti e distruzione della cultura agricola con un sistema opaco e complesso di promesse di pagamento spesso fondate su dubbie garanzie di solvibilità) [9].
TerritorioZero è un nuovo modello politico complessivo, che include la dimensione sociale ed economica, in cui valorizzare la qualità secondo una domanda equilibrata in contrapposizione alla quantità per un consumo imposto. In questo modo il sistema tecnico-economico verrà indirizzato naturalmente verso livelli che faranno la differenza rispetto alla qualità delle persone, dei luoghi, delle istituzioni [10], [11]. Cioè la differenza tra la libertà e la dignità che vogliamo e l’oppressione ed umiliazione che stiamo vivendo oggi in Europa e nel mondo.

Riferimenti
1. La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari. Piano di Azione del World Food Summit, FAO, 1996.
2. Livio de Santoli. Le comunità dell’energia. Quodlibet, 2011.
3. Zygmunt Bauman, Vite di scarto, Laterza, 2005.
4. Paul Connett, Patrizia Losciuto, Rifiuti Zero, una Rivoluzione in Corso, Dissensi, 2012
5. art. 12 della Direttiva 2008/98, Waste to Energy
6. www.eumayors.eu. Il Patto dei Sindaci è il principale movimento europeo che vede coinvolte le autorità locali e regionali impegnate ad aumentare l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili nei loro territori. Attraverso il loro impegno i firmatari del Patto intendono raggiungere e superare l’obiettivo europeo di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020
7. Jeremy Rifkin, La Terza Rivoluzione Industriale, Mondadori, 2011
8. Ambiente Italia 2011, Il consumo di suolo in Italia, annuario di Legambiente elaborato dall'Istituto di Ricerche Ambiente Italia , Edizioni Ambiente, 2011
9. Manifesto degli Economisti Sgomenti, Minimum Fax, 2012
10. Amartya Sen, Lo Sviluppo è Libertà, Mondadori, 2000
11. Martha Nussbaum, Capacità personale e democrazia sociale, a cura di Gianfrancesco Zanetti. Diabasis, 2005.

TerritorioZero,
Manifesto per una società ad emissioni zero, rifiuti zero e km zero.

Livio de Santoli, Angelo Consoli 

in libreria a gennaio 2013, edizioni Minimum Fax

con la prefazione del Master dell'Università di Pollenzo e approfondimenti di:

1. Domenico de Masi,
2. Paul Connett,
3. Livio de Santoli,
4. Sergio Di Cori Modigliani,
5. Carlo Petrini,
6. Alessandro Politi,
7. Franco Purini,
8. Jeremy Rifkin,

9. Eric Toussaint



Scarica il manifesto in PDF

domenica 12 aprile 2015

Cari amici degli Stati Uniti e del Canada contattate il Blog

Free Monte chiede agli amici degli Stati Uniti e Canada di contattarci perchè c'è l'Associazione Fare Verde Onlus che vuole avere una rappresentanza negli U.S. e in Canada.
Chiunque è interessato può inviare un messaggio diretto a  fareverde.msgc@gmail.com
Il progetto è il seguente: Mettere a disposizione in CIOCIARIA mini appartamenti da 50 metri quadrati l'uno per chiunque voglia tornare in Italia a passare una settimana al costo come rimborso spese (lavanderia, acqua, gas, elettricità e chiave nuova) di 120 dollari per l'utilizzo della struttura che verrà assegnata; si   avranno a disposizione come base tre posti letto.


Potrete essere indipendenti, potrete far restare inalterate le vostre abitudini per la cucina, potrete avere informazioni su tutti gli itinerari turistici. Logicamente è una iniziativa riservata ai soli ASSOCIATI di Fare Verde Onlus.
Iscrivetevi e saranno format i
 Gruppi Fare Verde US  e Fare Verde Canada.

sabato 11 aprile 2015

Veneranda Fabbrica Parcheggio Multipiano.

Più che un parcheggio terminato come ebbero a dire l'Assessore ai Lavori Pubblici e la Magnifica Ditta costruttrice è da considerarsi un'opera PUBBLICA INUTILE.
E' il costrutto del Sindaco di Monte San Giovanni Campano in una delle sue esternazioni riportata puntualmente dai giornali locali e mai smentita.


In pratica circa tre mesi fa il Sindaco smentì il suo Assessore ai Lavori Pubblici in modo clamoroso mentre era "fuori".
Ma arriviamo ad oggi ... al nostro Sabato del Villaggio ... giorno di festa per eccellenza e la domanda viene spontanea: Ma questo parcheggio è stato terminato nel frattempo oppure no?
Assolutamente NO! non è stato terminato ed è rimasto clamorosamente CHIUSO nel momento del bisogno ma forse in questa occasione si spuò spezzare una "Lancia Delta o Thema" fate un pò voi in favore del Magnifico Assessore ai Lavori Pubblici perchè al parcheggio si sono dimenticati di fare la strada di entrata/uscita pedonale...insomma una bazzecola facilmente riparabile in 20/30 anni. L'area del parcheggio fungerà da POLVERIERA per i fuochi pirotecnici che accompagneranno la discesa del simulacro della Madonna del Suffragio. Il cambio di destinazione d'uso repentino e temporaneo forse serve per far cadere i pochi tetti che non sono crollati nel centro storico e che non furono riparati quando ci fu il terremoto per la FINE dei fondi; del resto però un pò di pazienza ci vuole perchè questi sono gli unici giorni in cui vive il Capoluogo.
1.200.000 euro e passa per costruire il MAUSOLEO in cemento color "sorcio" che a tutto serve tranne che a fungere da Parcheggio.


Si potrebbe realizzare una chiesa (manco ci mancassero) coperta al posto del parcheggio e basterebbero un altro paio di milioni di euro per costruire un campanile alto almeno un centinaio di metri tanto per  avere un  ottimo luogo di preghiera ma si inizierebbe tutto daccapo perchè a quel punto mancherebbe... il parcheggio... per l'orda dei fedeli.

Fotovoltaico a noleggio


E' questa una soluzione firmata Conergy per l’accesso all’energia solare senza dover procedere all’acquisto dei pannelli solari, necessari alla produzione, ma ricorrendo alla pratica del noleggio.


Su questa formula si basa Noleggio Energia, il nuovo servizio presentato da  Conergy  che prevede inoltre l’assenza di anticipi per l’avvio dei lavori.
Le caratteristiche del servizio prevedono anche il pagamento posticipato della prima rata, un canone di noleggio dichiarato come inferiore ai risparmi ottenuti sui costi energetici. A carico di Conergy sarà tutta la parte relativa alla gestione tecnica e amministrativa dell’impianto.
Al termine della durata prevista l’azienda potrà decidere se rinnovare il contratto, acquistare i pannelli fotovoltaici noleggiati o se restituirli. L’azienda a carattere industriale o commerciale beneficerà in aggiunta dello status di auto-produttore di elettricità, in virtù del quale non dovrà versare tasse o accise sull’energia utilizzata e potrà trarre i benefici dello “scambio sul posto“.
Una soluzione a noleggio che verrà “dimensionata per massimizzare l’autoconsumo”, come ha spiegato Giuseppe Sofia AD di Conergy Italia:
Il fotovoltaico oggi è una soluzione efficace per la riduzione del costo dell’energia elettrica per le piccole e medie industrie. Le imprese tuttavia desiderato cominciare a risparmiare da subito, senza l’onere iniziale dell’investimento.
Questa iniziativa prevede che un’azienda metta a disposizione di Conergy il tetto sovrastante i propri edifici. Conergy provvederà a installare un impianto fotovoltaico che noleggerà all’azienda stessa. Tutta l’energia prodotta dall’impianto è di proprietà del cliente che la utilizza in base alle proprie esigenze.
L’impianto fotovoltaico viene accuratamente dimensionato per massimizzare l’«autoconsumo», ovvero per l’utilizzo dell’energia elettrica nel momento stesso della produzione; inoltre anche l’energia non auto-consumata verrà valorizzata tramite il meccanismo di cessione in rete dello "scambio sul posto".
Per info:  http://www.conergy.it/  
info@conergy.it


giovedì 9 aprile 2015

Una batteria che impiega un minuto per ricaricare lo smartphone e un passo da gigante per l'Off Grid



Tra le varie aspirazioni degli attuali scienziati in campo tecnologico, sicuramente la corsa alla batterie di nuova generazione si fa agguerrita. Ma per adesso sono gli scienziati statunitensi ad aver fatto passi avanti, sperimentando una nuova tipologia di batterie a basso costo, con una lunga durata, flessibili, costruite in alluminio.

 Oltre a queste caratteristiche, assicurano gli scienziati USA, che il tempo di ricarica sarà meno di un minuto. I ricercatori, che hanno rilasciato numerosi dettagli della loro scoperta sulla rivista "Nature", hanno detto che la nuova batteria agli ioni di alluminio ha il potenziale per poter sostituire le batterie agli ioni di litio, utilizzate in milioni di computer portatili e telefoni cellulari.
Una delle nuove capacità di queste nuove batteria agli ioni di alluminio, è la possibilità di essere ricaricate in meno di un minuto, senza che quest'ultima si surriscaldi con il rischio di esplosione, ciò che invece purtroppo accade a volte, con le batterie agli ioni di litio, provocando anche seri danni a persone e cose. I ricercatori hanno cercato a lungo una soluzione alternativa alle attuali batterie al litio, fino a quando si è provato a sviluppare una batteria di alluminio, un metallo leggero e relativamente poco costoso con una elevata capacità di carica elettrica.
Un team guidato dal professore di chimica Hongjie Dai, presso la Stanford University in California ha fatto un passo avanti con la scoperta del tutto accidentale! Infatti per puro caso, fu scoperto che la grafite è un buon partner per alluminio. In un prototipo costruito alla Stanford University, l'alluminio è stato usato per fare l'anodo caricato negativamente, mentre la grafite è stata impiegata come materiale per il catodo caricata positivamente. Gli scienziati inoltre hanno spiegato che il prototipo costruito ha avuto una ricarica del tutto inedita, meno di un minuto per una capacità totale di circa 2400mh
Le batterie al litio, possono essere molto pericolose ha commentato Hongjie Dai, e se messe sotto pressione possono anche esplodere o bruciare. Assicura Dai, che le nuove batterie agli ioni di alluminio sono totalmente sicure, anche se bucate, piegate, schiacciate, non entrano in combustione. A dispetto dell'attuali batterie al litio, che hanno una durata di circa 1.000 cicli di ricarica prima che la sua capacità totale inizi a scendere, causando una minore resistenza e quindi un minor tempo per i nostri device; la nuova batteria agli ioni di alluminio è stata in grado di effettuare circa 7.500 cicli di ricarica, prima che la sua capacità effettiva ne risentisse. Hongjie Dai, si è spinto oltre, ha spiegato che queste batterie oltre a poter essere utilizzate per gli smartphone, videocamere, ecc…, ha ipotizzato che potranno essere usate per immagazzinare energia rinnovabile sulla rete elettrica.

mercoledì 8 aprile 2015

L'unica efficienza energetica conosciuta da queste parti è quella per mettere al "rogo" chi dice cose del genere.

Negli USA ogni cittadino può misurare il punteggio relativo all’efficienza energetica del proprio comune, scaricando gratuitamente un semplice software che, attraverso una modulistica standard, analizza le politiche strategiche adottate e le giudica, adoperando il metodo a punti elaborato dall’American Council for an Energy–Efficient Economy.


 Si chiama “Local Energy Efficiency Self–Scoring Tool” ed è disponibile online già da questo autunno. L’obiettivo? Maggiore consapevolezza per politiche più efficaci.

L’American Council for an Energy–Efficient Economy (ACEEE) è un’organizzazione no–profit, fondata nel 1980, operante nel settore dell’efficienza energetica, che promuove quale opportunità di crescita economica e della sicurezza delle persone. Le attività di cui si occupa, nello specifico, sono: predisposizione di analisi a sfondo tecnico–politico, supporto alla collaborazione fra soggetti interessati (comuni, politici, investitori, associazioni,...), organizzazione di eventi come convegni e workshop per i professionisti del settore, nonché divulgazione dei temi suddetti presso il pubblico generico.
Tramite l’utilizzo del 2013 City Energy Efficiency Scorecard, procedimento di studio per punteggio elaborato dall’ACEEE, è stato verificato lo stato di ben 34 tra le maggiori città americane, portando alla mappatura di quelle esemplari.
La città di Boston si è aggiudicata il primo posto, con oltre 76 punti percentuali, grazie alle misure prese a favore della riduzione del consumo elettrico . Seguono nella classifica le città di New York, San Francisco e Portland. Agli ultimi posti ritroviamo invece Memphis, Los Angeles, Miami e Jacksonville.
In linea con questa iniziativa l’ente ha prodotto anche un software, il “Local Energy Efficiency Self–Scoring Tool” (Version 1.0 BETA), che permette ai singoli cittadini di ampliare lo spettro delle valutazioni, comparando il punteggio conseguito dal loro comune con quello delle trentaquattro città esaminate.

A CHI È RIVOLTO IL SOFTWARE?

L’utilità del software risiede nella potenzialità di costituire uno strumento di supporto decisionale per le amministrazioni pubbliche, in quanto messe a conoscenza delle strategie attuate dalle città americane maggiori. La possibilità di apprezzare anche l’aspetto quantitativo dei provvedimenti, grazie all’implementazione del metodo a punti, è espressione di una necessità di valutare nel dettaglio gli interventi di un comune. Non a caso, l’ACEEE porta avanti il concetto che il software si possa rivelare utile per stabilire di nuovi indici da rispettare.
Inoltre, grazie alla sua articolazione flessibile, è facilmente fruibile da categorie differenti di soggetti: si pensi al caso degli stakeholder, interessati ad avere una visione complessiva ed immediatamente disponibile delle trasformazioni in atto, o alle già citate istituzioni locali che con ulteriori dati alla mano possono orientare le politiche energetiche e gerarchizzare gli investimenti, o ancora alle organizzazioni no–profit ed associazioni attiviste. In effetti il destinatario più immediato è il cittadino, il quale può così acquisire conoscenza e consapevolezza della gestione del territorio in cui abita, procurando indirettamente il suo consenso o il suo diniego agli enti governativi.

COME FUNZIONA?

È strutturato in una serie di domande a risposta multipla consecutive e organizzate in blocchi. Attraverso le risposte fornite, vengono scandagliate le azioni di governance adempiute a livello comunale.
Cinque sono le aree tematiche entro cui inquadrare gli impegni assunti e, conseguentemente, le domande poste dal software:
  • gli interventi attuati dal governo locale;
  • le iniziative dipese da direttive sovraordinate;
  • le politiche in materia edilizia;
  • i programmi per la riduzione del consumo energetico ed idrico nonché per il beneficio pubblico;
  • le politiche in materia di trasporti.
punteggio-efficienza-comune-c
Il software è articolato in modo tale da supportare l’operatore suggerendogli delle possibili risposte, scelte reperendo i dati statistici relativi ai comuni di media e piccola dimensione.
Il risultato del questionario è un punteggio numerico, su base percentuale. Oltre a ciò il software fornisce:
  • un confronto tra i punteggi ottenuti dalle varie comunità, mettendo in luce le strategie innovative e di successo;
  • una valutazione circa le pratiche messe in atto dal comune in oggetto, distinguendo fra quelle considerate efficaci e quelle da migliorare con specificazione degli indici a cui attenersi;
  • un archivio dei dati raccolti globalmente, in modo tale da offrire agli operatori una tabella comparativa.

domenica 5 aprile 2015

Monte San Giovanni Campano - La dematerializzazione degli uffici pubblici è rimandata alla quarta rivoluzione industriale?

La dematerializzazione degli Uffici Pubblici



Siamo nel 2015 ma da queste parti l'uso del computer è ancora considerata una diavoleria degna di personaggi loschi che utilizzano internet solo per dire male di chi amministra. Questi mascalzoni, che si celano dietro il computer, considerati tali dalla setta dei "chiusi mentali" hanno avuto l'ardire di PROPORRE la dematerializzazione degli Uffici Pubblici nella più efferata delinquenza che si sia mai conosciuta. L'ironia è d'obbligo nel contesto retrivo in cui si vive e ancora oggi almeno la metà della popolazione si chiede ad esempio  perchè si debba andare a fare la fila per pagare la TARES e per quale sacrosanto motivo si deve andare al Comune per richiedere un certificato o per avere l'accesso ad un servizio.
Quali serivi potrebbero essere messi online? Anagrafe, Servizi della biblioteca, SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), Pagamento dei servizi Cimiteriali, pagamento delle sanzioni della Polizia Locale, Pagamento mensa scolastica, pagamento trasporti scolastici, Emissione biglietti delle circolari e persino abbonamenti alle circolari, Tari, prenotazioni per le buste della raccolta differenziata e infine si potrebbero prendere appuntamenti con i politici magari per chiedere qualcosina perchè in tanti sono abituati a chiedere piaceri personali.
Comodamente da casa si potrebbe  accedere ai servizi comunali (è prassi consolidata in tanti Comuni) e inviare le  pratiche al Comune attraverso il Web.
 A tal fine un "delinquente efferato" indica addirittura come dovrebbe essere impostato il procedimento online. Dopo aver inserito il necessario software nel sito del Comune si dovrebbe procedere: Selezionando la voce Accedi ai servizi online verrebbe visualizzato un elenco di oltre 250 schede descrittive (Schede Prodotto) che corrispondono a singoli procedimenti amministrativi e ne descrivono i Requisiti, le Modalità di presentazione,.. La Scheda Prodotto dovrebbe  nascere per :
  • rendere partecipe il cittadino delle attività (dei procedimenti amministrativi) che rende l'Amministrazione comunale
  • facilitare il cittadino nell'utilizzo dei servizi offerti dal Comune
  • scaricare la modulistica associata al procedimento amministrativo
  • compilare e inviare online i documenti associati al servizio prescelto




La consultazione delle Schede Prodotto dovrebbe essere ad accesso libero  e dalla Scheda Prodotto si entrerebbe direttamente al servizio online. Il servizio online dovrebbe fornire:
  • l'elenco degli allegati richiesti dal procedimento amministrativo selezionato
  • una funzione di compilazione dati in genere suddivisa su più voci
  • scaricare la modulistica associata al procedimento amministrativo
  • l'invio del procedimento amministrativo all'indirizzo di posta elettronica certificata PEC del comune




Come si potrebbe accedere ai servizi online

L'elenco delle Schede Prodotto dei procedimenti, dovrebbe riportare nella colonna di destra una icona composta da quattro colori tanto per indicare i requisiti di autenticazione del cittadino richiesti per accedere al servizio online selezionato. Il significato dei colori dovrebbe essere il seguente:


servizio online con accesso libero e senza autenticazione
servizio online con accesso Utente e Password
servizio online con accesso tessera sanitaria / PIN 
servizio che consente anche il pagamento online

  1. Servizio online con accesso libero.
    Dalla Scheda Prodotto, selezionando il link indicato, verrebbe attivato direttamente il servizio online senza richiesta di autenticazione con CRS o Username/Password .
  2. Servizio online con accesso Utente e Password.
    Dalla Scheda Prodotto, cliccando il pulsante verrebbe visualizzata una pagina per richiedere al cittadino di scegliere
    la modalità di accesso, Autenticazione debole .
    Prima di utilizzare questa modalità di autenticazione dovrebbe essere necessario registrarsi sul sito.
    Nella registrazione si dovrebbe  scegliere un nome utente da usare per l'autenticazione, aggiungendo alla fine dello stesso, quando chiesto per l'accesso, @nomedelcomune
  3. Servizio online con accesso Tessera Sanitaria / PIN
    Prima di accedere ad un servizio che richiede autenticazione forte si dovrebbe  inserire la tessera sanitaria  nel lettore di SmartCard
    Dalla pagina di accesso verrebbe richiesto al cittadino di scegliere



















    la modalità di accesso, quindi di selezionare Autenticazione forte.
    Effettuata la selezione si passerebbe alla finestra  per inserire il pin.
    .
  4. Servizio che consente anche il pagamento online
    Il servizio di pagamento potrebbe essere ad accesso libero come nel caso del pagamento delle sanzioni al codice della strada o con autenticazione mediante tessera sanitaria
Possibili combinazioni tra i servizi:


solo per il pagamento online delle contravvenzioni
accesso ai servizi online con Utente/Password (è possibile utilizzare anche la tessera sanitaria
accesso ai servizi online solo con tessera sanitaria e non è previsto il pagamento online
accesso ai servizi online con tessera sanitaria e pagamento online 

sabato 4 aprile 2015

Monte San Giovanni Campano - La società è cieca, sorda e muta -

Quando la società sceglie i propri rappresentanti e agli eletti viene mostrata la luna ma essi guardano il dito è il momento preciso in cui la società si è "castrata" da sola.


I politici che guardano il dito e che pur avendo precise indicazioni dalle scienze matematiche non riescono a guardare i numeri sono politici farlocchi.
Monte San Giovanni Campano ha un indice di vecchiaia pari a 148,7 e ciò vuol significare che per ogni 100 giovani ci sono 148,7 anziani.
Chi amministra ancora non ha compreso che la società è cambiata ed ha bisogno indispensabilmente di nuova programmazione, di nuovi investimenti e soprattutto di iniziative stabili dedicate agli anziani come non si sono resi conto di aver creato una "classe di nuovi poveri" e infine  non hanno capito  che se gli anziani non si vedono più in giro per il paese è per  motivi ben precisi riassumibili in: SCOMODO, IMPERCORRIBILE, PERICOLOSO e INVIVIBILE.
Di fatto ci si ritrova ad avere uffici pubblici con barriere architettoniche insormontabili, strade impercorribili dagli anziani, persone recluse in casa e  di fatto ree di essere diventate diversamente abili, scalinate impresentabili con gradini strani e pericolosi, fondi scivolosi in caso di pioggia, mancanza di spazi comuni, mancanza di negozi, servizi inadeguati per gli anziani o anche assenti.
I primi segnali di tanto menefreghismo si sono già avuti e la cronaca li ha riportati puntualmente con anziani ritrovati in stato di abbandono e morenti ma ciò non è bastato ai politici locali per capire cosa avrebbero dovuto fare o programmare.


Ci sono alcuni mezzi servizi offerti ma oltre a non essere pubblicizzati in modo adeguato sono legati al reddito come se un anziano fosse REO di aver costruito la società in cui vive o meglio sopravvive. Ci si mette poi anche la ASL, che dovrebbe averli nel cuore per missione, a porre paletti e barriere architettoniche in un marasma di egoismo e insensibilità senza fine. Gli anziani oltre ad essere il bancomat delle istituzioni vengono colpiti proprio sul lavoro che hanno svolto nella loro vita produttiva con tasse legate alla casa costruita con duri sacrifici nel perfetto cinismo dissociato dalla realtà attuato con freddezza e con il fare di chi pensa di rimanere eternamente giovane e valido.
Non è stato compreso ancora il numero 148,7 che rappresenta l'indice di vecchiaia e forse non verrà compreso neppure nell'immediato futuro ma il tempo sarà galantuomo e chi di spada avrà ferito di spada perirà perchè inesorabilmente il tempo passa per tutti.
Ai politici non gli si può  chiedere di ragionare o di pensare perchè oramai è di dominio pubblico la loro inabilità a qualsiasi ragionamento che sia alieno alla vetrinetta che magnifica la persona per il tornaconto elettorale da creare  nell'immaginario della gente. Su questo argomento ci rivedremo tra 5 anni quando la proiezione dell'indice di vecchiaia sarà oltre 170. Tra cinque anni dirò semplicemente: L'avevo detto!

giovedì 2 aprile 2015

Monte San Giovanni Campano - Il Comune dovrebbe avere la CARTA DEI SERVIZI

 Premesso che gli uffici pubblici  gestiscono praticamente la quotidianità di un territorio a tempo indeterminato e quindi  sopravvivono i politici che sono pro tempore. Tanto premesso si auspica la realizzazione di una carta dei servizi quale strumento di promozione della qualità di attenzione verso i cittadini. Un documento facilmente attuabile che non si limiti a regolamentare l'accesso ai servizi riproducendo la logica dei soggetti erogatori, ma che si concentri sulle persone che hanno bisogno di accedere ai servizi ."Un Patto di Cittadinanza", tale è la finalità della carta dei servizi, in quanto documento strettamente correlato ai diritti che ogni persona ritiene debbano essere riconosciuti nella vita quotidiana e nelle situazioni di bisogno senza che ci sia quella "vaga" percezione del piacere ricevuto o "per grazia ricevuta".




In un contesto caratterizzato dalla velocità dei cambiamenti e da un quadro normativo in costante trasformazione, dove l’attenzione ai bisogni ed alle problematiche dell’utenza richiede interventi sempre diversificati, la “CARTA dei SERVIZI” dovrebbe  essere lo  strumento agevole, comprensibile, verificabile, ad uso del cittadino, per la conoscenza generalizzata ma completa
in ordine al livello di tutela sociale e di servizio assicurati dal Comune .La CARTA dei SERVIZI dovrebbe costituire , infatti, una vera e propria lente di ingrandimento che consentirebbe ai Monticiani di focalizzare il proprio Comune.
Quali servizi eroga il Comune? Dove e quando è possibile accedervi? Con quali modalità? Sono le domande a cui dovrebbe rispondere  la CARTA dei SERVIZI che accompagnerebbe il cittadino attraverso tutti i settori della complessa macchina comunale, dai servizi demografici ai tributi, dai servizi socio-culturali alla gestione del territorio, all'Ambiente, dai lavori pubblici all’urbanistica.
Con l'adozione della Carta dei Servizi non ci sarebbero difficoltà per chi vorrebbe  informazioni chiare e dettagliate sui certificati anagrafici, il commercio, l’utilizzo degli impianti sportivi, l’accesso agli asili nido, il pagamento delle tasse, l’apertura di nuove attività produttive, ecc.




Di fatto si tratterebbe  di più di una semplice lente di ingrandimento in quanto la CARTA dei SERVIZI dovrebbe offrire importanti possibilità.
Prima di tutto dovrebbe contribuire  a rendere sempre più concreti i concetti di uguaglianza ed imparzialità: la conoscenza dei servizi e della loro organizzazione, infatti, è la base per far sì che i diritti di tutti i cittadini siano tutelati.
Dal canto suo, il comune sarebbe chiamato a garantire parità e uniformità di trattamento.
Nella gestione della “cosa pubblica” la CARTA dei SERVIZI ipotizzata dovrebbe promuovere  anche una maggiore partecipazione dei cittadini che non solo avrebbero il diritto di richiedere e ottenere le informazioni che li riguardano, ma potrebbero anche formulare proposte e suggerimenti, nonché la possibilità di poter inoltrare segnalazioni e reclami ove lo riterrebbero necessario. Per tutto quanto illustrato  la Carta dei Servizi ipotizzata non  rappresenterebbe la cristalizzazione di diritti, doveri e regole, ma il momento di convivenza della stessa dinamicità degli interventi e dovrebbe essere strettamente legata alla loro programmazione. Lo scopo principale della Carta che è stata  ipotizzata  è pertanto quello di stabilire un "patto" tra l'Ente Locale e la Cittadinanza, basato sui principi chiari e condivisi.