domenica 27 settembre 2015

Il fiume Amaseno spostato per conoscenza politica ed esigenza turistica

Ma gli è morta la maesta alla scuola elementare?

Quando la politica fa le cose tanto per farle e per mero tornaconto di vetrinetta pubblica accade anche questo: Sono stati capaci di collocare l'Abbazia di Casamari nella Valle del Fiume Amaseno senza sapere che la valle indicata relativa al Fiume Amaseno si trova da tutt'altra parte della Regione Lazio.
La scheda del magnifico percorso della Via Benedicti tracciata sul sito http://www.viabenedicti.it/index.php… per il progetto cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento dello sviluppo e la Competitività del Turismo, che riporta anche il logo della Regione Lazio, indica la “Valle del Fiume Amaseno” nei pressi dell'Abbazia di Casamari (FR).




Il fiume Amaseno nasce da un'altura denominata Monte Quattordici (447 m) in provincia di Frosinone, in una zona compresa tra i comuni di Amaseno e di Castro dei Volsci. Si dirige a ovest percorrendo una valle chiamata valle Fratta nel bacino di Amaseno fino a lambire il paese di Amaseno; riceve quindi da sinistra alcuni torrenti che scendono dai Monti Ausoni. Segna per breve tratto il confine tra le province di Frosinone e Latina per poi entrare definitivamente in quest'ultima, dove subito riceve da destra l'apporto idrico del Fosso di Monteacuto e del Rio di Roccagorga. Continua il suo corso bagnando Priverno dove devìa bruscamente verso sud entrando nell'Agro Pontino presso l'Abbazia di Fossanova. Dopo un percorso di circa 40 km si incontra col fiume Ufente e col canale Linea Pio VI presso la località Ponte Maggiore, dando vita al fiume Portatore che a sua volta in località Porto Badino sfocia nel Mar Tirreno.
Il fiume Amaseno è stato confuso senza ombra di ragionevole dubbio con il TORRENTE AMASENO che scorre proprio davanti all'Abbazia di Casamari.
Il torrente Amaseno è un microscopico torrente alimentato da alcune sorgenti e dagli impianti di depurazione per lo più insufficienti e malfunzionanti dei Comuni di Veroli e Monte San Giovanni Campano che nel tempo somiglia sempre più ad un collettore fognario. Con i suoi reflui dai depuratori e acqua sorgiva è affluente del Fiume Liri in località Campolarino di Monte San Giovanni Campano. Esso ha l'idronimo “restituto”, cioè un nome latino che poi era stato dimenticato nel medioevo e ripristinato in base a fonti letterarie in età moderna. Dopo l'Unità d'Italia fu recuperato il nome AMASENO e utilizzato per indicare il torrente che le popolazioni locali prima conoscevano diversamente.




mercoledì 23 settembre 2015

Cacciatori e/o bracconieri

La caccia è originariamente l'attività per il sostentamento, praticata dall'uomo. La pratica di catturare o abbattere animali,  in principio per l'approvvigionamento di cibo, pelli o altre materie, successivamente si è modificata per altri fini: a scopo ricreativo, commerciale e politico per la presenza di lobby che in modo strano tutelano i propri interessi economici dando in cambio sostegno ai politici famelici di consensi a pacchetto di voti.
Il cacciatore è colui che pratica la caccia con le autorizzazioni concesse dalle Autorità preposte ed è soggetto al rispetto delle leggi che tutelano gli animali, le persone e i luoghi mentre il bracconiere è colui che pratica la caccia in modo illegale e non autorizzato. La differenza è sottile e di mero interesse legale perchè anche il cacciatore autorizzato diventa bracconiere quando non rispetta le regole ad esempio quando spara ad un animale non protetto, non consegna a fine anno il tesserino venatorio, esce a caccia quando ci sono le precipitazioni nevose ecc ecc.
Il mancato rispetto delle regole comportamentali imposto dalle leggi come la mancanza di etica comportamentale e la presunzione di essere potenti perchè si ha la l'uso delle armi non autorizza il cacciatore e/o bracconiere a sparare vicino alle abitazioni come non li autorizza a portare le armi in luoghi pubblici o a trasportarle in auto senza custodia e presumibilmente cariche.
Chiunque se vede un cacciatore su una pubblica via, vicino casa, o in un bar con le armi a tracolla o imbracciate si può sentire minacciato perchè le armi non debbono essere pronte all'uso e non debbono essere facilmente pronte all'uso durante il loro trasporto per nessuna ragione al mondo.
La pratica comune di trasportare a braccio la doppietta aperta è una pratica NON consentita lungo qualsiasi tipo di strada, nei bar, nelle aree verdi, vicino alle case, vicino ai luoghi di lavoro, in mezzo alla gente, nelle eventuali discussioni che possono nascere per qualsiasi motivo.


Chi detiene, usa e treasporta armi è soggetto al rispetto delle leggi che sia cacciatore e/o bracconiere o persona autorizzata alla detenzione e uso tanto è vero che il porto d'armi viene concesso per diversi scopi quali ad esempio: Uso venatorio, uso tiro sportivo, per difesa personale.

Se si legge l’art. 21 della legge sulla caccia, lettere da a) ad e), si vede che esso regola l’esercizio venatorio in certi luoghi: è vietato l’esercizio venatorio in molti luoghi (parchi, oasi, aie, aree sportive, ecc.) nonché sulle strade carrozzabili e nel raggio di 50 metri da esse.
Alla lettera f) si fissano invece le distanze di sicurezza entro cui non si può sparare in direzione di determinati obiettivi. Alla lettera h), infine, si stabilisce che all’interno dei centri abitati e delle altre zone in cui è vietata l’attività venatoria (termine questo che dovrebbe corrispondere all’esercizio venatorio, appena visto), nonché a bordo di veicoli di qualunque genere (anche di una bicicletta quindi) e ovunque e sempre nei giorni in cui non è consentita la caccia, è vietato il trasporto di armi, salvo che esse siano scariche e in apposta custodia
.

 
Potrebbe essere una soluzione quella di dotare al loro interno di un rilevatore gps tutte le armi presenti sul territorio della Repubblica Italiana con l'accorgimento di invio segnalazione una volta che l'arma viene spostata dal suo domicilio per seguirne tutto il tragitto fino al rientro nel suo domicilio.


sabato 19 settembre 2015

Thunder Power, l’elettrica da 650 km disegnata da Zagato



Proprietà taiwanese, produzione cinese, ingegneria europea, design italiano. Un nuovo attore si presenta al mondo dell'auto con una vettura sportiva ad alte prestazioni, rigorosamente elettrica





Seicentocinquanta chilometri di autonomia in modalità elettrica. Una percorrenza di 300 con una ricarica di mezz’ora. A pochi metri di distanza dallo stand Tesla, e in un padiglione poco distante da quello in cui la Porsche ha esibito la fotografatissima concept Mission E (600 chilometri di raggio d’azione e 80% del pieno di energia in 15 minuti), la praticamente sconosciuta Thunder Power ha messo in vetrina un modello che potrebbe “sconvolgere” gli equilibri a zero emissioni.
L’operazione Thunder Power è planetaria: proprietà taiwanese, produzione cinese, ingegnerizzazione paneuropea, design italiano. Un dato interessante è quello sul prezzo, quasi la metà della Tesla Model S: 65.000 dollari per l’entry level, che debutterà in Cina nel 2017 (anche se tra comunicazioni verbali e i comunicati stampa non c’è piena coerenza). Con il 2018 è fissato il lancio anche nel Vecchio Continente. Potentissimi i motori previsti: 230 e 320 kW (ossia 313 e 435 CV) con una coppia di 320 e 560 Nm rispettivamente. L’accelerazione da 0 a 100 di cui viene accreditata la filante sedan è di 6 e 5 secondi, con velocità di punta di 215 e 250 km/h. Una berlina decisamente sportiveggiante, insomma. Almeno sulla carta.
In una parte più nascosta dello stand, c’è una declinazione da competizione del modello: a trazione integrale e costruita sulla medesima piattaforma per veicoli elettrici della berlina. Sugli interni – che presentano una suggestiva plancia con un grande schermo orizzontale – Zagato ha fatto sapere di voler ancora lavorare. Le batterie ad alta densità agli ioni di litio verranno piazzate sul fondo della vettura per mantenere un baricentro basso e distribuire i pesi, che non sono indifferenti: si parla di 2.000 chilogrammi. Thunder Power annuncia un sosfisticato sistema di controllo della batteria e un “innovativo sistema di bilanciamento della carica” in grado di rallentarne l’invecchiamento.
Esattamente come una rondine non fa primavera, un prototipo non fa volumi. E tuttavia il progetto Thunder Power è interessante perché c’è parecchia Italia coinvolta. Zagato si occupa del design, poi ci sono Dallara e OZ. Tra i manager c’è Peter Tutzer, in passato direttore tecnico del gruppo Lotus, a capo dell’ingegnerizzazione della Bugatti Veyron e alle dipendenze del gruppo Valsella per il quale si era occupato di piani per Fiat e PSA
Da il Fatto Quotidiano.it

domenica 6 settembre 2015

Da Milano il pannello fotovoltaico trasparente come un finestra


Concentratore solari luminescente
Concentratore solari luminescente
MILANO – Trasparente come il vetro di una finestra, in grado di produrre elettricità come un pannello fotovoltaico. Fino a ieri era un miraggio, oggi una concreta tecnologia pronta per la sua applicazione industriale su larga scala, sviluppata dall'università Milano-Bicocca in collaborazione con il Los Alamos National Laboratory (Usa) e l’azienda UbiQD.
COME FUNZIONA - Il team di ricercatori guidati dai professori Francesco Meinardi e Sergio Brovelli, ha pubblicato sulla rivista scientifica Nature Nanotechnology le conclusioni del loro studio «Highly efficient large-area colourless luminescent solar concentrators using heavy-metal-free colloidal quantum dots» (Concentratori di luce solare a grande scala e alta efficienza utilizzando nanoparticelle prive di metalli pesanti, ndr). Gli scienziati hanno costruito dei concentratori solari luminescenti (Lsc, Luminescent solar concentrators): lastre di plastica o vetro con all'interno nanoparticelle in grado di assorbire l'intero spettro della luce solare. La struttura generare energia grazie a celle solari poste lungo il telaio della finestra che catturano la luce intrappolata al suo interno.
LE POTENZIALITÀ - «Questa tecnologia – ha spiegato Brovelli –, di cui noi avevamo fornito la prova di principio solo un anno fa, diviene ora una realtà facilmente scalabile per la produzione industriale e potrà essere immediatamente utilizzata nella green architecture e nella building sustainability. Con questi nuovi nano-materiali altamente performanti, sarà possibile nel breve periodo realizzare finestre fotovoltaiche o altri elementi architettonici flessibili e semi-trasparenti per convertire non solo i tetti ma tutte le parti di un edificio in generatori di energia solare, come sempre più fondamentale nei contesti ad elevata urbanizzazione. Le nostre stime indicano che sostituendo le vetrate tradizionali di un grattacielo come lo Shard di Londra con i concentratori che abbiamo brevettato, si genererebbe l’energia necessaria alla totale auto-sostenibilità di circa 300 appartamenti. Aggiungete a queste cifre il risparmio energetico derivante dal ridotto ricorso al condizionamento ambientale, grazie all’assorbimento della luce solare da parte dei concentratori solari che limita il sovra riscaldamento degli edifici, e avete una tecnologia potenzialmente rivoluzionaria per le città a energia zero del futuro».
LA SOSTENIBILITÀ - Meinardi invece ha sottolineato la sostenibilità di questa tecnologia: «Affinché questa tecnologia potesse uscire dai laboratori di ricerca ed esprimere il suo potenziale nell’edilizia sostenibile è stato necessario abbandonare schemi composizionali delle nanoparticelle dati per scontati fino a ieri. Invece di continuare a lavorare con i classici cristalli semiconduttori a base di metalli pesanti come il cadmio o il piombo noi abbiamo realizzato nanoparticelle costituite da leghe di più elementi, riuscendo ad ottenere concentratori non tossici, con straordinarie capacità di assorbimento della luce del sole, e che al contempo preservano la caratteristica chiave di non riassorbire la luce emessa da loro stessi. In questo modo abbiamo coniugato le elevate efficienze e le grandi dimensioni richieste per la costruzione di elementi architettonici reali». - http://energia.diariodelweb.it/energia/articolo/?nid=20150825_347291 -